Nonché il re: le mille primavere di Leoluca Orlando

Il sindaco di Palermo è stato confermato ancora una volta: in Sicilia il ricambio generazionale è un’utopia

Quando ero piccino, di fronte casa dei miei nonni, una mattina vidi un manifesto rosso e grigio raffigurante tre uomini senza volto. Ero un bambino, ma quei visi privi di lineamenti mi colpirono: sembravano cattivi. L’unico elemento distintivo, del resto, era un ghigno sinistro, senza occhi né naso: altro che l’uomo nero. Il marketing elettorale degli anni ’90 non era granché, ma a un “caruso” in fasce ancora sfuggiva il richiamo allegorico alla società civile. Il manifesto, ça va sans dire, era quello della Rete di Leoluca Orlando. Continua a leggere

Crisi in Qatar: l’implosione della Santa Alleanza sunnita

L’asse con Teheran tradisce Doha e fa esplodere il conflitto in seno alla “Nato araba” caldeggiata da Trump. Egitto e Arabia Saudita pronte allo scontro

Doveva essere la Nato araba, il punto d’incontro fra le nazioni del Golfo destinate a trovare un’intesa per l’equilibrio regionale. Il progetto promosso da Donald Trump con l’obiettivo d’imporre stabilità alla regione è saltato di fronte alle prime schermaglie tribali, si è dissolto come neve al sole lungo l’asse che oppone sunniti e sciiti.

Il Qatar, stato wahabita come l’Arabia Saudita, è stato additato e isolato dai vicini per i rapporti intrattenuti con le formazioni terroristiche mediorientali. I finanziamenti e il sostegno logistico offerto all’Isis, ad Al Qaeda e alla Fratellanza Mussulmana avrebbero innescato la rabbiosa reazione delle “potenze amiche”, determinate a isolare l’emirato e pronte a rompere – nel giro di poche ore – le relazioni diplomatiche con Doha.

A pesare sulla bilancia è in realtà l’apertura di credito concessa agli sciiti iraniani e, indirettamente, alla galassia di sigle che risponde alla strategia della tensione di Teheran (da Hezbollah ai ribelli di Al Houthi nello Yemen, passando per l’opposizione radicale ad Al Sisi in Egitto). Continua a leggere

Dalle Grandi Opere ad Alitalia: l’esercito del No

La compagnia di bandiera va verso il naufragio. L’harakiri dei lavoratori come metafora di un paese

C’è un partito, in Italia, che è in costante ascesa da decenni e in beata solitudine potrebbe formare un Esecutivo se solo avesse uno straccio di strategia. È il partito del “No a priori”, un movimento che si rifugia nel romanticismo letterario delle opinioni quando è chiamato a confrontarsi con la vita reale. E così un sistema farraginoso, qual è – per esempio – quello ereditato dai nostri padri costituenti, diventa all’occorrenza sacro, inviolabile, la linea Maginot da difendere con un fiume di sangue. E pazienza se così facendo si tengono in piedi i grandi baracconi, dal Cnel al Parlamento composto da un migliaio di persone. In piazza si scandirà un “no” secco ai privilegi di casta, ma sulla scheda elettorale si difende l’ordine costituito con tutte le sue storture. Continua a leggere