Dalle Grandi Opere ad Alitalia: l’esercito del No

La compagnia di bandiera va verso il naufragio. L’harakiri dei lavoratori come metafora di un paese

C’è un partito, in Italia, che è in costante ascesa da decenni e in beata solitudine potrebbe formare un Esecutivo se solo avesse uno straccio di strategia. È il partito del “No a priori”, un movimento che si rifugia nel romanticismo letterario delle opinioni quando è chiamato a confrontarsi con la vita reale. E così un sistema farraginoso, qual è – per esempio – quello ereditato dai nostri padri costituenti, diventa all’occorrenza sacro, inviolabile, la linea Maginot da difendere con un fiume di sangue. E pazienza se così facendo si tengono in piedi i grandi baracconi, dal Cnel al Parlamento composto da un migliaio di persone. In piazza si scandirà un “no” secco ai privilegi di casta, ma sulla scheda elettorale si difende l’ordine costituito con tutte le sue storture. Continua a leggere

Vertice a Washington. Trump incontra Merkel: l’intesa è possibile

Negoziatori e diplomatici, i due leader non sono degli sprovveduti. Ecco perché gli attriti personali difficilmente emergeranno…

La stampa europea tende a dare estremo risalto a tutto ciò che concerne “l’agenda Merkel”. È normale: la Germania è in campagna elettorale e il rinnovo del Parlamento potrebbe portare a un nuovo equilibrio politico, con l’avanzata dell’AfD di Frauke Petry e la scoppiettante offensiva mediatica di Martin Schulz per l’Spd. Tuttavia l’incontro fra la Cancelliera e Donald Trump, previsto per domani a Washington, sta solleticando l’attenzione delle grandi redazioni oltre ogni ragionevole aspettativa. Continua a leggere

Scissione Pd: perché ha già vinto il caminetto. La vera partita e il ritorno della Ditta

La conferenza programmatica viene prima o dopo il congresso? Cosa c’è dietro la spaccatura dem…

Con una nota congiunta consegnata alla stampa nel tardo pomeriggio di ieri, la minoranza del Pd, salvo ripensamenti dell’ultima ora, ha annunciato la scissione. Roberto Speranza, Ernesto Rossi e Michele Emiliano hanno puntato l’indice contro il segretario uscente – Matteo Renzi – accusato di aver accolto con freddezza le istanze critiche espresse dalla base.

È soltanto l’ultimo capo d’accusa rivolto all’ex sindaco di Firenze, reo di aver trasformato il partito in una realtà neocentrista. Inseguendo il blairismo con vent’anni di ritardo, Renzi avrebbe promosso da Palazzo Chigi una serie di misure inconcludenti o nocive agli occhi dei vecchi militanti (dal Jobs Act alla Buona Scuola), regalando voti alle forze populiste. Continua a leggere