I MAGNIFICI SETTE. La Cina liberista e l’America dei dazi

Parte oggi una nuova rubrica: “I magnifici sette”. Ogni sabato analizzeremo un argomento apparso sull’agenda della settimana attraverso la lettura incrociata di sette pezzi d’attualità. Sperando di rendere ai lettori un servizio di qualità, non resta che augurarvi una buona lettura


La settimana che si è appena conclusa non è stata soltanto la settimana dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Prima dell’ingresso nello Studio Ovale del quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti si è tenuto, a Davos, il World Economic Forum.

Nel cuore del Canton Grigioni, una ridente località elvetica, gli analisti economici e finanziari hanno applaudito la nuova star del liberismo mondiale: Xi Jinping. Non è un caso di omonimia. Il segretario generale del Partito Comunista Cinese, presidente della Repubblica popolare, è stato festeggiato come la star dell’evento. Surreale.

Alex Barbera, sulla Stampa di Torino, ha tracciato un affresco pittoresco del vertice:

Nell’angolo più cementificato delle Alpi svizzere arriva il nuovo alfiere della globalizzazione, il presidente cinese Xi Jinping. Il messaggio del leader all’Europa è chiaro: se volete il mercato, il mercato siamo noi. L’avreste mai detto? La Cina dei diritti negati, delle censure a internet e delle restrizioni ai movimenti di capitale si propone al mondo come argine all’isolazionismo americano.

Ma chi lo ha voluto questo maledetto isolazionismo? Facciamo un passo indietro e torniamo dalle parti di Washington DC. Continua a leggere

Trump, la Nato e il paradosso europeo

Il presidente degli Usa mette a nudo i problemi irrisolti in seno all’Alleanza atlantica. L’Europa deve decidere che forma dare ai rapporti con Washington

Mancano ormai poche ore all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Forse non siamo alla vigilia di una rivoluzione, ma sicuramente ci troviamo innanzi a un grande cambiamento. Cerchiamo, per un momento, di archiviare ogni pregiudizio di sorta: l’uomo potrà risultare o meno simpatico all’opinione pubblica del Vecchio Continente, potrà essere o meno apprezzato dalle cancellerie europee, ma si accinge a diventare il comandante in capo della nazione che ha plasmato l’attuale ordine mondiale. Possiamo, dunque, trattare Donald Trump come un guitto, un impresentabile, e pensare che in fin dei conti sia una mina vagante nel sistema; oppure possiamo vedere gli sviluppi in atto in un’altra prospettiva, allargando la nostra inquadratura nel tentativo di comprendere le ragioni dell’America First. Continua a leggere

Costo opportunità: l’implosione dell’Europa può indebolire Trump

Il presidente degli Stati Uniti ha elogiato la Brexit e ha invitato gli altri paesi dell’Unione a seguire l’esempio d’oltremanica. Un azzardo eccessivo?

Stare col fiato sul collo degli alleati affinché rispettino i patti sottoscritti è un’operazione politicamente legittima: Donald Trump ha criticato i partner della Nato che non sostengono i costi dell’Alleanza Atlantica, riprendendo i moniti del suo predecessore, Barack Obama, che aveva definito “scroccone” le potenze del Vecchio Continente. Allo stesso modo Angela Merkel contesta da tempo la mancata austerità nei paesi dell’Europa mediterranea, e lo farà in maniera più accentuata con la campagna elettorale alle porte. La Cancelliera però sa che il treno tedesco passa necessariamente sui binari dell’UE, mentre Trump – inneggiando alla rinascita degli Stati-nazione e al rapporto privilegiato fra Washington e Londra dopo la Brexit – non sembra comprendere come un indebolimento dei legami atlantici possa nuocere alla sua amministrazione. Continua a leggere