Il tavolo cinese: la partita a scacchi fra Trump e Xi Jinping

xi-jinping

La bilancia commerciale divide Washington e Pechino: le importazioni dall’Oriente minano la solidità dell’economia americana. E “The Donald” non ci sta…

Chi ha detto che i rapporti di forza fra Cina e Stati Uniti debbano rispecchiare l’equilibrio del passato? Donald Trump, nel corso dell’ultima campagna elettorale per le presidenziali americane, ha accusato Pechino di praticare concorrenza sleale sotto il profilo economico, ventilando l’ipotesi di un dazio del 45% sulle importazioni cinesi. Una minaccia da cui ha tratto giovamento politico: come ha notato Nate Silver, infatti, “la lista degli stati dove Trump ha vinto è perfettamente sovrapponibile a quella identificata dall’economista del Mit, David Autor, come la mappa degli stati dove maggiore è stato l’impatto delle importazioni cinesi”. Trump ha toccato un nervo scoperto, intercettando e cavalcando il malessere espresso dall’opinione pubblica americana. Continua a leggere

Da Pechino a Berlino: così finisce “il secolo americano”?

Veröffentlichung mit Urhebernennung "Foto: Tobias Koch".


Fotograf: Tobias Koch
www.tobiaskoch.net 

Kontaktadresse für Rückfragen: contact@tobiaskoch.net
www.facebook.com/tokography

Il timore che gli Usa tirino i remi in barca è forte. L’ordine, però, va preservato: Cina e Germania non vogliono archiviare la stagione liberista

Falchi o colombe? Neocon o alt-right? L’Europa s’interroga sulla squadra di governo del presidente Trump, uomini e donne chiamati a guidare il nuovo corso americano. All’analisi rigorosa, però, vengono preferite le vecchie etichette del Novecento, gli abiti stretti del secolo scorso. Le domande anacronistiche rivelano la confusione prevalente: Trump è di destra o di sinistra? Il suo entourage sarà figlio del vecchio establishment o ne rappresenterà la nemesi? È lo spaesamento dei media di fronte al tycoon d’oltreoceano, l’incapacità di riflettere su un dato fin troppo banale: Trump è Trump e la sua amministrazione, come ogni altra, risponderà agli interessi della base. Continua a leggere

L’Europa smarrita e il nuovo ordine: cosa c’è dietro la crisi con la Turchia?

La folla in Turchia inneggia a Erdogan dopo aver fermato i golpisti

Erdogan mette a nudo le debolezze di Bruxelles. L’ascesa di Trump può relegare l’Unione Europea a comparsa sul palcoscenico internazionale

Trattare la Turchia come fosse un sultanato dei poveri non è assennato. L’Unione Europea tiene una condotta schizofrenica nei confronti di Ankara, facendo trascorrere le mattinate a suon di strappi e ricucendo i rapporti diplomatici dopo il calar del sole. La ragione è presto detta: Erdogan, disinnescata la minaccia del colpo di stato, ha messo qualunque oppositore alla sbarra, ha ventilato la reintroduzione della pena capitale, ha adottato un atteggiamento indisponente di fronte agli osservatori internazionali. Al netto di ciò, la Turchia resta un paese strategico per contenere il flusso migratorio dei profughi siriani, smaniosi di andare a Berlino dove siede Angela Merkel, l’azionista di maggioranza dell’Ue.

Il problema è dunque politico: deve prevalere l’idealismo comunitario, con l’annessa battaglia per lo Stato di diritto, o l’interesse dell’Unione in un’ottica di asettica realpolitik? Continua a leggere