Scissione Pd: perché ha già vinto il caminetto. La vera partita e il ritorno della Ditta

La conferenza programmatica viene prima o dopo il congresso? Cosa c’è dietro la spaccatura dem…

Con una nota congiunta consegnata alla stampa nel tardo pomeriggio di ieri, la minoranza del Pd, salvo ripensamenti dell’ultima ora, ha annunciato la scissione. Roberto Speranza, Ernesto Rossi e Michele Emiliano hanno puntato l’indice contro il segretario uscente – Matteo Renzi – accusato di aver accolto con freddezza le istanze critiche espresse dalla base.

È soltanto l’ultimo capo d’accusa rivolto all’ex sindaco di Firenze, reo di aver trasformato il partito in una realtà neocentrista. Inseguendo il blairismo con vent’anni di ritardo, Renzi avrebbe promosso da Palazzo Chigi una serie di misure inconcludenti o nocive agli occhi dei vecchi militanti (dal Jobs Act alla Buona Scuola), regalando voti alle forze populiste. Continua a leggere

Tangentopoli, 25 anni dopo: il grande bluff della questione morale

Stilare un bilancio dell’inchiesta condotta dal pool di Milano è praticamente impossibile: ecco perché

Il 17 febbraio del 1992 l’arresto di Mario Chiesa inaugurò la stagione di Mani Pulite. Nell’arco di pochi mesi l’intero establishment politico che aveva retto le redini della Prima Repubblica venne travolto dall’ondata giudiziaria. Corruzione, concussione e ladrocini di Stato, ma anche eccessi, speculazioni mediatiche e sprezzo degli indagati: stilare un bilancio complessivo di quelle inchieste è praticamente impossibile per almeno due ragioni.

La prima è che la classe dirigente di oggi è legata a doppio filo a quei trascorsi: la Lega si affermò come forza anti-sistema in quel frangente storico, Forza Italia cavalcò le polemiche e poi provò a guidare la reazione, il Partito Democratico venne fondato – nel 2007 – dalle seconde linee del PCI e della Dc di allora, forze non estranee al grande banchetto della spartizione cencelliana. Continua a leggere

Ritorno al futuro: lo spettro della scissione Pd e il profumo di proporzionale

La Cosa Rossa dovrebbe riproporre l’antica distinzione fra Ppi e Ds. A sinistra, però, il traffico è intasato: Fassina, Civati e la minaccia Pisapia

Nella giornata di ieri l’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha presentato il progetto politico del “Campo Progressista”, il movimento sorto alla sinistra del Pd che aspira ad instaurare un rapporto costruttivo con l’establishment renziano. Il minimo comune denominatore della nuova partnership elettorale dovrebbe essere un programma condiviso, che consenta di spostare l’asse politico del Governo dispensando Alfano e Verdini dal ruolo di interlocutori privilegiati. Continua a leggere