in politica italiana

Brivido felino: perché Renzi non teme lo smacchia-giaguari

C’è qualcosa che non quadra nella posizione espressa dalla minoranza del Pd. No, non è la battaglia di principio: si può ben essere contro la modifica dell’articolo 18, senza per ciò essere anacronistici. Tutto sta a vedere come imposti la discussione, se t’ispiri ad un mercato del lavoro ingessato o declini nuovi scenari all’insegna della “flessibilità sostenibile”. Una cosa è certa: dopo la protesta viene la proposta. E un attimo prima della rottura devi necessariamente passare dall’aut aut.

Ora, quale sia il progetto formulato dalla vecchia guardia è un mistero. Se Bersani, Fassina, Bindi e gli altri bersaglieri dell’opposizione interna intendono bersani e renzifare la fronda contro Renzi, hanno i mezzi e gli strumenti per farlo. La dialettica in seno ad un partito comporta certi rischi. Da Palazzo Chigi obiettano: bisogna fare gli interessi della ditta. Ma è proprio la ditta ad essere messa in discussione in questo frangente. Che succede se alcuni soci vogliono ritirare il proprio capitale e vendere le azioni? La discussione cambia.

Qui si registra la schizofrenia della vecchia classe dirigente: perché la voglia di rompere i ponti con l’uomo forte di Firenze è una pulsione emotiva, non un progetto politico.

I “compagni” sono ben consci della sfida anagrafica: un confronto mediatico li vedrebbe soccombere. Renzi, inoltre, viene considerato un corpo esterno alla sinistra italiana e l’idea di lasciare casa all’ultimo inquilino, arrivato di soppiatto nella notte dalle fila del cattolicesimo moderato, dà comprensibilmente sui nervi al precedente establishment. Meglio sarebbe se Renzi decidesse di correre da solo, con una lista a sua immagine e somiglianza, facile da bollare come l’ennesimo partito carismatico sorto nel ventre del ventennio berlusconiano.

Problema: se il termine “scissione” suona blasfemo, qual è la minaccia concreta che Renzi dovrebbe intravedere all’orizzonte? Quale pericolo dovrebbe turbare i sogni dell’enfant prodige? I fuoriusciti tali non sono, perché il partito non l’abbandonano; in Parlamento l’eventuale riduzione dei consensi sarebbe compensata dal supporto esterno di Forza Italia; e sul piccolo schermo non c’è partita. Insomma, la minacciosa voce delle opposizioni pare uno sterile balbettio: il frignare di un bambino capriccioso che non vuole andare a letto.

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