Crisi in Qatar: l’implosione della Santa Alleanza sunnita

L’asse con Teheran tradisce Doha e fa esplodere il conflitto in seno alla “Nato araba” caldeggiata da Trump. Egitto e Arabia Saudita pronte allo scontro

Doveva essere la Nato araba, il punto d’incontro fra le nazioni del Golfo destinate a trovare un’intesa per l’equilibrio regionale. Il progetto promosso da Donald Trump con l’obiettivo d’imporre stabilità alla regione è saltato di fronte alle prime schermaglie tribali, si è dissolto come neve al sole lungo l’asse che oppone sunniti e sciiti.

Il Qatar, stato wahabita come l’Arabia Saudita, è stato additato e isolato dai vicini per i rapporti intrattenuti con le formazioni terroristiche mediorientali. I finanziamenti e il sostegno logistico offerto all’Isis, ad Al Qaeda e alla Fratellanza Mussulmana avrebbero innescato la rabbiosa reazione delle “potenze amiche”, determinate a isolare l’emirato e pronte a rompere – nel giro di poche ore – le relazioni diplomatiche con Doha.

A pesare sulla bilancia è in realtà l’apertura di credito concessa agli sciiti iraniani e, indirettamente, alla galassia di sigle che risponde alla strategia della tensione di Teheran (da Hezbollah ai ribelli di Al Houthi nello Yemen, passando per l’opposizione radicale ad Al Sisi in Egitto). Continua a leggere

Il colpo di coda: Obama ha preferito l’Iran a Israele

L’Onu si muove con la benedizione della Casa Bianca: se la pace in Medio Oriente non c’è, è colpa dei coloni israeliani

Per le Nazioni Unite gli insediamenti dei coloni sorti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono “illegali”: il Consiglio di Sicurezza ha adottato la risoluzione 2334, esortando l’Esecutivo israeliano a rispettare gli impegni e a favorire il dialogo. Decisiva, in tal senso, è stata l’astensione degli Stati Uniti al momento del voto, un’astensione dall’alto significato politico: Washington ha blandito, più o meno consapevolmente, gli Stati arabi, da sempre convinti che la sola presenza d’Israele sulla mappa sia un’offesa al mondo mussulmano, un cancro da estirpare con le buone o con le cattive maniere come ebbe a dire l’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Ed è singolare che questa escalation di toni contro uno Stato, ricordiamolo, fondato da coloni sia stata compiuta dalla stessa Amministrazione che ha benedetto l’accordo sul nucleare con Teheran. Continua a leggere

Turchia, parla Gülen: nessun complotto, io un alfiere della democrazia

Imam Gulen Turkey

Il predicatore religioso, accusato di aver organizzato il golpe di luglio, attacca Erdogan: è lui il vero pericolo

La Feto non esiste, è un’invenzione del governo di Ankara per esercitare con arbitrio i poteri speciali: Fethullah Gülen, dal suo “esilio” in Pennsylvania, non lo dice a chiare lettere, ma lo lascia intuire a Nahal Toosi di Politico, autrice di una pregevole intervista pubblicata dal quotidiano online lo scorso venerdì. Il fondatore dello “Stato parallelo” che, secondo gli uomini della sicurezza turca, avrebbe tramato nell’ombra per rovesciare l’Esecutivo, ha rispedito ai mittenti – ancora una volta – le “infamanti accuse”. Continua a leggere