Nonché il re: le mille primavere di Leoluca Orlando

Il sindaco di Palermo è stato confermato ancora una volta: in Sicilia il ricambio generazionale è un’utopia

Quando ero piccino, di fronte casa dei miei nonni, una mattina vidi un manifesto rosso e grigio raffigurante tre uomini senza volto. Ero un bambino, ma quei visi privi di lineamenti mi colpirono: sembravano cattivi. L’unico elemento distintivo, del resto, era un ghigno sinistro, senza occhi né naso: altro che l’uomo nero. Il marketing elettorale degli anni ’90 non era granché, ma a un “caruso” in fasce ancora sfuggiva il richiamo allegorico alla società civile. Il manifesto, ça va sans dire, era quello della Rete di Leoluca Orlando. Continua a leggere

Dalle Grandi Opere ad Alitalia: l’esercito del No

La compagnia di bandiera va verso il naufragio. L’harakiri dei lavoratori come metafora di un paese

C’è un partito, in Italia, che è in costante ascesa da decenni e in beata solitudine potrebbe formare un Esecutivo se solo avesse uno straccio di strategia. È il partito del “No a priori”, un movimento che si rifugia nel romanticismo letterario delle opinioni quando è chiamato a confrontarsi con la vita reale. E così un sistema farraginoso, qual è – per esempio – quello ereditato dai nostri padri costituenti, diventa all’occorrenza sacro, inviolabile, la linea Maginot da difendere con un fiume di sangue. E pazienza se così facendo si tengono in piedi i grandi baracconi, dal Cnel al Parlamento composto da un migliaio di persone. In piazza si scandirà un “no” secco ai privilegi di casta, ma sulla scheda elettorale si difende l’ordine costituito con tutte le sue storture. Continua a leggere

Scissione Pd: perché ha già vinto il caminetto. La vera partita e il ritorno della Ditta

La conferenza programmatica viene prima o dopo il congresso? Cosa c’è dietro la spaccatura dem…

Con una nota congiunta consegnata alla stampa nel tardo pomeriggio di ieri, la minoranza del Pd, salvo ripensamenti dell’ultima ora, ha annunciato la scissione. Roberto Speranza, Ernesto Rossi e Michele Emiliano hanno puntato l’indice contro il segretario uscente – Matteo Renzi – accusato di aver accolto con freddezza le istanze critiche espresse dalla base.

È soltanto l’ultimo capo d’accusa rivolto all’ex sindaco di Firenze, reo di aver trasformato il partito in una realtà neocentrista. Inseguendo il blairismo con vent’anni di ritardo, Renzi avrebbe promosso da Palazzo Chigi una serie di misure inconcludenti o nocive agli occhi dei vecchi militanti (dal Jobs Act alla Buona Scuola), regalando voti alle forze populiste. Continua a leggere