in europa, medioriente, politica italiana, Russia

Crema catalana: l’indipendenza soffice soffice

Bandiere catalane riempiono le piazze

Bandiere catalane riempiono le piazze

Puntare Damasco per occultare Kiev. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato l’invio di 2000 combattenti al fianco delle truppe di Assad. L’operazione militare, già ventilata da tempo, è stata rivendicata innanzi alle telecamere della trasmissione televisiva “60 Minutes”, in onda sulla Cbs, e inquadrata nella lotta al terrorismo internazionale, primo fra tutti quello perpetrato dal Califfo sul territorio di Damasco. La minaccia dell’islamismo politico serve a Mosca per far dimenticare il guazzabuglio ucraino, insinua il Sole 24 Ore offrendo un’analisi impietosa sulla politica estera del Cremlino. Possibile, per carità, ma se l’America non avesse lasciato scoperto il fronte siriano, la Russia non avrebbe mai potuto occupare la scena con questo gioco delle tre carte, dettando di fatto la scaletta internazionale al Dipartimento di Stato e al Palazzo di Vetro. Se crei una zona d’ombra, qualcuno la riempie. Elementare, no?

Armiamoci e partite. Le elezioni catalane sono state vinte dagli indipendentisti. Anzi no. Sul caotico scenario iberico non c’è chiarezza, malgrado la chiusura delle urne. I due partiti che supportano la causa della secessione hanno complessivamente preso meno del 50% dei voti, fermandosi attorno al  47,8% delle preferenze. Se manca il consenso in termini di voti assoluti, non manca però la possibilità d’intraprendere il cammino dell’addio da Madrid all’interno del Parlamento regionale. Un addio che prevedibilmente sarebbe cassato come atto incostituzionale, se è vero che la preposta Corte aveva già dichiarato illegittima l’ipotesi referendaria nel 2013, in ossequio al principio che sancisce l’unità dello Stato. Figuriamoci quale sarebbe il parere espresso dallo stesso organo di controllo adesso che si sono mescolati i significati allegorici e simbolici dell’indipendenza con una banale elezione amministrativa di carattere locale, creando un referendum ombra che non ha ragion d’esistere sul piano legale. Per intenderci, è come se la Lega – avendo preso il 40% dei voti in Veneto – rivendicasse il successo di Zaia per dichiarare la secessione dall’Italia. Un’operazione ridicola, che diventa addirittura farsesca se si considerano i problemi di carattere economico-finanziario legati ad una simile ipotesi.

Oltre Grillo. In un periodo in cui i partiti tradizionali stentano ad affermarsi, in Spagna – di là dalla ciarliera opposizione di Podemos – c’è anche la curiosa affermazione di Ciudadanos, movimento di centro-destra che ha contrastato le spinte secessioniste in Catalogna e che, pur contestando la corruzione dilagante, non smette di definirsi moderato. Questa realtà occuperà il 25% dei seggi nel futuro parlamento regionale e potrebbe diventare una minaccia concreta per l’affermazione del premier Rajoy, che guarda ai dati con malcelata preoccupazione. Anche perché se i forsennati antisistema minano soprattutto la credibilità del Partito Socialista, Albert Rivera e i suoi supporter non contestano tanto le politiche finanziarie del Partito Popolare, quanto la credibilità di chi chiede sacrifici agli spagnoli dopo innumerevoli scandali di natura giudiziaria.

Casa, dolce casa. Tra quattordici giorni avremo contezza delle idee elaborate da Pier Carlo Padoan per rilanciare il Bel Paese. Sappiamo, grazie alla facondia del premier, che l’abolizione della tassa sulla prima casa sarà all’ordine del giorno. Non sappiamo, invece, dove si troveranno le coperture finanziarie per rendere la soppressione dell’imposta sostenibile col pareggio di bilancio. Intanto dall’Europa arriva un monito all’Esecutivo, affinché metta da parte la manovra elettorale e agisca in senso opposto rispetto ai propositi ventilati sino a oggi. Il Vecchio Continente, infatti, sposa l’idea di ridurre il carico fiscale sul mondo del lavoro, dirottando i prelievi proprio sugli immobili. Ipotesi respinta, con i consueti toni spavaldi, da Palazzo Chigi. “Quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate a Bruxelles” ha sentenziato nel pomeriggio Matteo Renzi.

Rewind. Berlusconi torna in politica e la sinistra riscopre Ingrao. Soltanto a me sembra un pessimo film già visto?

L'angolo del tempo - 28 settembre
1939: Germania e Urss si accordano per il territorio polacco.
1970: Si spegne, al Cairo, il presidente egiziano Nasser.
1978: dopo 33 giorni di pontificato muore Albino Luciani, 263° Papa della Chiesa Cattolica.

Scrivi un commento

Commento