in medioriente, Turchia

La ventilata autonomia mette in allarme Erdogan: pronta la reazione violenta

Nel gergo giornalistico l’espressione “botta e risposta” lascia intendere, ai lettori, l’esistenza di un alterco fra due o più soggetti, basato su frasi pungenti e repliche piccate. Sarebbe riduttivo, pertanto, ricorrere a una simile frase per riassumere le minacce volate ieri in Medio Oriente.

Hadiya Yusuf, presidente del Consiglio fondativo del sistema federale dei curdi siriani, ha annunciato che la propria parte intende approvare una Costituzione per porre in essere un Kurdistan autonomo nell’area settentrionale del paese. La deadline è fissata per il 30 ottobre: entro quella data la nuova entità territoriale vuol vedere la luce.

La notizia è rimbalzata rapidamente sui media turchi e nel primo pomeriggio, durante un incontro col ministro degli Esteri saudita, Adel bin Ahmad al-Jubayr, il responsabile della diplomazia turca – Mevlüt Çavuşoğlu – ha reso nota la posizione di Ankara. La Turchia non è disposta a tollerare simili provocazioni, ha affermato, e ha intenzione di dispiegare le proprie truppe per realizzare “la più grande operazione militare della sua storia contro le milizie curde”.

Una minaccia senza mezzi termini, un ultimatum per fugare ogni perplessità in merito alle ripercussioni qualora i curdi decidessero di passare dalle parole ai fatti.

In Turchia chi sta con Gülen?

Sul fronte interno, però, si ravvisano alcune fibrillazioni politiche che dobbiamo registrare. All’indomani del golpe, il presidente Erdogan beneficiò del sostegno compatto dell’opinione pubblica. Al fianco del leader dell’Akp non si schierarono soltanto i militanti del partito di maggioranza, ma i repubblicani del CHP, gli intellettuali liberal, perfino i curdi dell’HDP.

Queste ultime due categorie, in particolare, hanno pagato in passato lo scotto dei colpi di Stato organizzati dall’apparato militare. Su di loro, infatti, l’Esercito concentrò l’azione repressiva allorquando la sospensione dello Stato di diritto coincideva, sulla carta, con la presunta necessità di garantire la laicità delle istituzioni. Scontato, pertanto, era il loro formale sostegno ai rappresentanti del Governo eletto.


Gli eccessi nelle purghe compiuti dall’Esecutivo, però, stanno minando la credibilità stessa dell’azione repressiva intrapresa. Un autorevole osservatore come Mustafa Akyol ha spiegato che sì, i gülenisti rappresentano un indubbio pericolo per il futuro assetto della Turchia, ma occorre comprendere francamente quale sia l’identikit del gülenista sovversivo. Nella fattispecie: un credente che ha ascoltato con interesse i sermoni del predicatore residente in Pennsylvania può essere considerato un eversore? Uno studente che ha completato la propria formazione presso un istituto religioso riconducibile a Gülen deve essere visto come una minaccia a dispetto dell’immacolata fedina penale? Il dentista del religioso è un brutale terrorista?

La tentazione delle “vendette personali”

In ogni cesura storica si crea un clima forsennato, ispirato a una sorta di manicheismo radicale, a una resa dei conti. I buoni additano i cattivi e i vincitori puniscono i vinti. Sennonché la tentazione di utilizzare la tensione politica per regolare alcuni conti privati è un’umana miseria che non può essere spazzata via. In fondo anche in Italia il fervore degli azionisti nel dopoguerra fu stemperato da Togliatti, artefice dell’amnistia verso i fascisti. Se poi il problema sta nei rapporti intessuti con l’apparato di Gülen quando quest’ultimo godeva di un’eccellente nomea, allora l’Akp può tremare più delle altre forze. Erdogan in persona potrebbe essere sospettato di aver coltivato amicizie poco raccomandabili.

La Polizia contro le mele marce: no alle torture

Fra i segnali positivi va peraltro messo in luce un comunicato diramato dai vertici delle forze dell’ordine. A seguito delle denunce presentate da Amnesty International, il Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e delle pene o dei trattamenti inumani o degradanti (CPT) ha ispezionato alcuni luoghi di detenzione. Tre carceri, per l’esattezza, ove non era recluso Abdullah Öcalan.


Secondo le testimonianze raccolte prima della missione dal CPT, violenze corporali sarebbero state inflitte agli arrestati in strutture precarie adibite a celle di fortuna, come la palestra dell’Accademia di Polizia di Ankara o alcuni magazzini che sorgono alle spalle della centrale operativa della capitale. Il dipartimento nazionale di Polizia ha esortato gli agenti a non usare più queste strutture a fini detentivi e ha intimato, al contempo, il rispetto delle regole internazionali per ogni soggetto fermato.

Ma la caccia alle streghe non è ancora finita

Se da un lato le coscienze critiche cercano di accendere un faro nella notte della repressione, dall’altro c’è chi continua a esasperare la polemica soffiando sul fuoco. E’ il caso di Mehdi Eker, già Ministro dell’Agricoltura, in visita oltreoceano con una delegazione dell’Akp. Dagli Stati Uniti Eker ha spiegato come i dollari posseduti da Gülen alterino la percezione dei problemi della Turchia contemporanea. Quasi a dire che nella patria del capitalismo anche il Governo ha un prezzo e chi ha architettato il putsch ha saputo oliare per tempo le leve giuste.


In patria il primo ministro ha dato il via libera a un provvedimento liberticida: cinquantotto libri di testo sono stati banditi e posti all’indice. Essi sarebbero stati scritti da persone appartenenti alla Feto, la rete terroristica che avrebbe progettato il complotto dei soldati: da qui la decisione di ritirare i libri dal mercato e mandarli al macero, riciclando la carta per stampe nuove.

E mentre le purghe procedono a spron battuto, lo stato d’emergenza – secondo quanto rivelato dal quotidiano Cumhuriyet – dovrebbe essere prorogato per altri tre mesi. I poteri speciali in Turchia sono già stati abbondantemente usati dall’Esecutivo per “bonificare” la burocrazia, l’Esercito, le scuole e la magistratura da qualsiasi voce dissonante. Per questa ragione il Partito Repubblicano sembra, per la prima volta, pronto a contestare l’esigenza addotta.

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