in politica italiana

Ebola e Cluedo: Boldrini trova il colpevole

boldriniSemplicemente geniale: Laura Boldrini ha spiegato a modo suo l’origine dell’ebola, rispolverando un marxismo d’annata che suscita profonda tenerezza. A pochi giorni dall’anniversario del crollo del muro di Berlino, l’idea che la differenza fra struttura e sovrastruttura permanga è quasi rassicurante, offre delle chiare coordinate spazio-temporali entro cui declinare l’esistenza di ciascuno. Boldrini vive in una sorta di permanente “Goodbye Lenin”, ove la dimensione economica rivela ogni aspetto della società contemporanea. Resta così proiettata tra felci e mirtilli, in sottofondo l’Internazionale cantata da Beyoncé.

L’ebola, dicevamo. Secondo il Presidente della Camera tale fenomeno assume consistenza per via delle politiche liberiste adottate in determinate zone dell’Africa. E pazienza se il risanamento finanziario, ancorché aleatorio, non è assolutamente coinciso con tagli alla spesa pubblica nel settore della sanità. Le esternazioni della Boldrini sono smentite dai dati forniti dalla Banca Mondiale e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, noti squadroni della morte: cifre alla mano si nota come la spesa sanitaria sia costantemente aumentata proprio nei paesi maggiormente esposti all’epidemia. Segno che la quantità dell’offerta non corrisponde giocoforza alla qualità della stessa.

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Boldrini, però, usa lo scranno di Montecitorio come fosse un pulpito. E allora via all’ennesimo sermone: come quando ammonì sulla vergognosa distinzione perpetrata oggigiorno fra turisti e migranti. Ogni occasione è buona per fare la paternale, per declinare la propria attività istituzionale alla stregua di una lezioncina di educazione civica, universalista e multiculturale. Bisognerebbe perdonarle tutto: quel ditino alzato, quella sua retorica asfissiante, quel suo tono grave da Wonder Woman post-moderna, quel registro serioso e austero da Fabio Fazio della politica italiana. Tutto potrebbe passare in secondo piano, se solo non fosse l’ennesima sociologa prestata alla politica, convinta non già di avere ragione, ma di essere ragione.