in politica italiana

Gargarismi garantisti

Italy's former prime minister Silvio Berlusconi attends a session at the Senate in RomeSecondo Francesco Verderami, il giudizio emesso ieri dalla Corte d’Appello di Milano sul caso Ruby riscatta la figura di Berlusconi di fronte al tribunale della Storia. Basta poco: un colpo di spugna e via, vent’anni di vicende giudiziarie finiscono nell’oblio. Ora, con tutto l’affetto per il notista del Corriere, ci sembra una lettura alquanto generosa. E dire che da queste parti l’uomo di Arcore non è mai stato additato come il figlio del demonio.

Tuttavia, da destra, premiamo il merito come valore aggiunto per cui diamo a Cesare quel che di Cesare. Allo stato attuale l’ex premier risulta: amnistiato per falsa testimonianza; prescritto due volte per corruzione giudiziaria, quattro per falso in bilancio, una per rivelazione di segreto d’ufficio e una per finanziamento illecito ai partiti; condannato con sentenza definitiva a quattro anni per frode fiscale, falso in bilancio (ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?) e appropriazione indebita; imputato per corruzione di senatori e indagato per induzione alla falsa testimonianza. Un mix di tutto rispetto.

Eppure sul versante conservatore questo paese aveva avuto uomini del calibro di Quintino Sella, il quale – fugando ogni ombra di dubbio sulla sua condotta morale – decise di cedere le proprie imprese tessili prima di entrare in politica, investendo il ricavato in buoni del tesoro. Ma tant’è.

Concludo. Lungi da chi scrive sventolare il cappio come facevano i leghisti all’indomani di Mani Pulite, ma se è il verdetto della Storia quello che interessa davvero al fu Cavaliere, dubito che esista una sentenza d’appello in grado di riscattarlo. Amen.