in politica italiana, stampa e informazione

Le parole del comico ligure sulle menzogne dei giornalisti vanno oltre la minaccia: così i 5 Stelle stanno avvelenando i pozzi

Beppe Grillo ha lanciato l’ennesimo anatema: l’uomo che ha fondato un movimento politico sul vaffanculo, predicando il culto della democrazia diretta (dalla Casaleggio associati), è salito sul pulpito per condannare le immonde “menzogne dell’informazione”.

Il processo al diritto di cronaca e alla libertà d’opinione non è una novità in casa 5 Stelle: da sempre il blog si caratterizza per i toni sprezzanti nei confronti dei giornalisti, la cui servitù sarebbe evidente per definizione. In qualche caso, a Palermo per esempio, sono pure volati dei ceffoni a corredo delle ingiurie, ma tant’è: la presa di distanze pubblica dopo “l’incidente” è sembrata sanare il fattaccio. Così non può essere, ovviamente, almeno finché non cambia il paradigma.

Il sillogismo degli analfabeti

Il ragionamento di Grillo è più o meno il seguente: chi ha un editore è al soldo di una lobby; chi ha nel contribuente il proprio datore ultimo – vedi alla voce Rai – è un leccaculo dei partiti. Con uno schematismo tanto demenziale, avvelenare i pozzi del discorso pubblico non è difficile, anzi. È un approccio stalinista in versione 2.0: soltanto la Pravda racconta la verità dei fatti. E se i fatti (reali) sono diversi dalle opinioni (virtuali), tanto peggio per i fatti: nel regno dei like non contano poi molto.


Assistiamo ormai quotidianamente a dotti dibattiti sulla post-verità, discussioni di alto profilo su bufale di basso valore. Presi come siamo a pesare l’impatto delle bugie sulla nostra vita democratica, abbiamo perso di vista l’unico dato che conta: le fake-news si contrastano con una buona informazione e con una scuola dell’obbligo che non sforni analfabeti creduloni. Sono i lettori e gli spettatori a essere sovrani sui media, non serve alcuna giuria popolare con buona pace degli aspiranti sanculotti.

“Stampa bugiarda, tappati la bocca!”

La definizione di “stampa bugiarda” non va però presa con disinvoltura. Rievoca un cancro del Novecento: il concetto di lügenpresse, una traduzione quasi letterale di “stampa imbrogliona”, che venne agitato a cavallo fra le due guerre prima da Goebbels e poi da Hitler.


All’epoca erano i marxisti e gli ebrei a tramare nell’ombra contro il movimento che voleva rivoluzionare la Germania. Oggi sono gli sguatteri della banche (in crisi) e dei capitalisti (senza capitali) a corrompere la patria moralità: sono i compari dei morti viventi, degli ebetini, dei container di merda liquida, delle salme, delle scrofe impazzite e chi più ne ha più ne metta.

Per stilare un elenco delle offese rivolte da Grillo ai suoi interlocutori politici non basterebbe un’enciclopedia. Il fatto è che qualsiasi volgarità gli viene condonata perché da quella parte, oggi, soffia il vento della storia. E tuttavia in un paese normale la resistenza civile allo squadrismo verbale dovrebbe essere un valore aggiunto, anche se le camicie nere hanno modi meno minacciosi rispetto al passato, preferendo – per il momento – il mouse al manganello.

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