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I Casamonica, la Danimarca e la droga del Führer

La famiglia Casamonica nel salotto di Porta a Porta

La famiglia Casamonica nel salotto di Porta a Porta

Tano da morire. La presenza di Vera e Vittorino Casamonica negli studi di Porta a Porta ha scatenato un mezzo putiferio politico, col Pd romano che ha invitato Bruno Vespa all’autocritica. L’accusa, in soldoni, è di aver concesso spazio a chi ha vissuto nell’illegalità, oltraggiando così l’immagine della Capitale. Ed effettivamente sarà stato Vespa a non effettuare controlli sul cielo romano quando piovevano rose durante le esequie del capo-famiglia Vittorio, o quando comparivano scritte che inneggiavano a un delinquente autoproclamatosi re della Città Eterna. Il commiato, celebrato in pompa magna nella Chiesa di Don Bosco, aveva una scenografia da servizio pubblico, quindi perché puntare l’attenzione sulla Prefettura, sulla Questura, sulla Curia o su un sindaco latitante? Al netto della discutibile scelta dell’anchorman di Raiuno, ispirata esclusivamente all’appeal mediatico della vicenda (scelta peraltro premiata con uno share di poco inferiore al 15%), bisognerebbe forse sgomberare il campo da qualche equivoco. Mettere i Casamonica alla stregua dei Riina è un torto all’intelligenza degli spettatori: parliamo di un defunto “sovrano” che esercitava, al più, il compito di esattore per i criminali della Magliana, quelli sì veri padrini. Viveva d’usura e d’espedienti, dicono grossomodo le carte. E d’altronde soltanto un leghista verde di rabbia potrebbe abboccare alla favola della famiglia sinti come onnipotente cosca romana. Il defunto era un gangster violento, cresciuto nella cultura cravattara e sotto l’ombra di Renatino. Un brutto ceffo, intendiamoci, ma lo sfarzo del suo funerale e il suo stile di vita dozzinale rivelano più che altro un profilo da operetta.

Il vero spread. Etica politica, corruzione, promozione della piccola impresa, equa retribuzione del lavoro. In una sola espressione: “sviluppo ad ampia base”. E’ questo il tallone d’Achille dell’Italia, almeno secondo un report del World Economic Forum. Immancabile il desolante paragone con le altre realtà della Comunità: l’Italia è sempre in bassa classifica e lotta strenuamente nella zona salvezza con Grecia e Slovacchia. Ciò che colpisce, semmai, è una nota che andrebbe indirizzata all’attenzione dei sindacati: è vero che il sistema di protezione sociale non è generoso, ma se è per questo non è neppure efficiente. E la produttività del lavoro è disarmante. Le riforme vengono adottate per poi essere svuotate di significato, le infrastrutture non vengono realizzate e sul fronte occupazionale è costante emergenza. Governi infami, va bene; ma Cgil, Cisl e Uil dov’erano? In vacanza con Marino?

Razzismi di lotta e di governo. Lo avesse sostenuto Salvini, lo avrebbero ammazzato. Eppure nella civilissima Australia c’è chi pensa che sia giusto e opportuno selezionare quali migranti accogliere in base alla confessione religiosa. Non è soltanto un problema di natura integrativa, è anche un fattore di equità secondo gli australiani: cristiani e yazidi sono i più perseguitati al mondo in questo momento, per cui hanno diritto ad avere la precedenza rispetto a chi appartiene all’umma. Una posizione, quella espressa dal Ministro del Lavoro Eric Abetz, che ha fatto inorridire i laburisti. “Che sia una donna contro cui viene fatta violenza, o un bambino o un neonato che rischia di annegare in mare, non mi interessa la tua religione, ma la tua sicurezza” è il leitmotiv dei progressisti. Ma l’idea che stuzzica l’Esecutivo sembra trovare consensi. Sul fronte ungherese l’estrema destra fa sul serio con la campagna d’odio: una raffica di manifesti a sfondo razzista è apparsa ad Asotthalom, al confine con la Serbia. L’invito rivolto ai cittadini è chiaro: non toccate gli oggetti lasciati dai migranti, potrebbero essere infetti. Più sottile il ragionamento dell’Esecutivo danese, che ha comprato svariate pagine dei quotidiani libanesi indicando puntualmente le ragioni per cui è sconsigliato un viaggio verso Copenaghen.

Thomas Piketty

Thomas Piketty

Futura umanità. Dopo il brillante successo di Varoufakis in qualità di ministro delle Finanze greco, dopo le fantasmagoriche dritte di Stiglitz al Labour di Miliband, ecco l’ultimo eroe dell’analisi economica – Thomas Pikettyprendere le redini programmatiche di Podemos. L’autore de “Il Capitale nel XXI secolo” vuole rappresentare il punto d’incontro fra le esigenze del movimento antipartitico e le istanze registrate nella base del Psoe. Insomma, vuol essere la sintesi di una nuova sinistra, caciottara ma con le lenti alla Woody Allen, che fanno molto intellettuale chic. E pazienza se il mondo va da un’altra parte: noi resteremo con Jeremy Corbyn, nei favolosi anni ’80.

Rischiatutto. Bello l’accordo con l’Iran. Degno di un Premio Nobel per la pace. Peccato che sotto il profilo politico i controlli facciano un po’ acqua da tutte le parti. E’ questa l’opinione di Dick Cheney, vituperato esponente dell’Amministrazione Bush, tornato alla carica – in una kermesse dell’American Enterprise Institute – per attaccare il deal con Teheran. “A mia memoria nessuna nazione, nella storia dell’umanità, ha mai acconsentito a garantire che i mezzi per la sua stessa distruzione fossero nelle mani di un’altra nazione, soprattutto di uno Stato ostile” è stato il giudizio lapidario dell’ex vice-presidente degli Stati Uniti.

Il Führer tira ancora. In Germania, sotto il nazismo, le sostanze stupefacenti circolavano e davano morale alle truppe. Hitler, in particolare, era bombato come un ciclista al Tour. E dire che anni dopo Bossi, Fini, Le Pen e tanti altri hanno avuto la capacità di rompere le balle per due grammi di cannabis. Sul fronte Schutz-staffeln ci sono altre novità: al 31 dicembre decadono i diritti editoriali del Mein Kampf, l’opera bandita dalle librerie di tutto il mondo. Da queste parti siamo amici di Israele, ma ignorare la storia non ci sembra un’ipotesi encomiabile. Meglio sarebbe se gli editori ristampassero l’opera illustrandone perversioni e folli disegni, contestualizzandola senza censura, sì da far vedere gli aspetti demoniaci della soluzione finale, già in nuce in quel manoscritto del 1925.