in Lo scaffale, Usa


Un’opera che vuol essere “una bussola letteraria preziosa e originale per il nostro personalissimo viaggio”: così Einaudi presenta l’ultimo sforzo intellettuale di un newyorkese di Milano

Rendere lo spirito di una città attraverso un’antologia di testi non è un’operazione semplice. Se poi quella città è una grande metropoli mondiale come New York, sulla cui storia è stata edificata un’autentica mitologia, l’opera può diventare uno sforzo titanico o donchisciottesco, in virtù della capacità dell’autore. Paolo Cognetti, già padre della serie “Scrivere/New York” per Minimum Fax, ha centrato l’obiettivo col tomo edito da Einaudi e pubblicato l’anno passato, un’opera che scava nelle sfaccettature di una realtà urbana, quella della Grande Mela, che forse più di ogni altra città ha rappresentato i valori del secolo scorso.  

Così, nella selezione letteraria sapientemente curata, si possono scorgere le tante anime che hanno dato voce al sogno americano, perché ogni storia a stelle e strisce made in NY è la storia di un viaggio, un itinerario in luoghi più o meno conosciuti che penetrano nel proprio io, esasperandone paure, tic e speranze. C’è il mito di una chiassosa comunità italiana, lo spirito degli ebrei d’America, lo snobismo dell’intellighenzia liberal, la tragica scoperta dell’Aids per gli omosessuali, lo slang di Harlem. Sullo sfondo, lo stesso scenario, gli stessi colori ma con toni mai banali e sempre differenti. Un mix completo da cui il lettore potrebbe uscire frastornato, se non fosse discretamente guidato per mano da un Cognetti in versione virgiliana. A lui va dato un duplice merito: quello di aver costruito, mattone su mattone, un’opera di racconti d’alto spessore; e quello di aver tracciato la rotta con spirito romantico, nella malcelata aspirazione di comunicare ai lettori la “propria” New York attraverso la penna di altri intellettuali. Il richiamo a Elio Vittorini, nel prologo, è una dichiarazione d’intenti. In questo posizionarsi al fianco della voce narrante sta la vera abilità di Cognetti e se l’orgoglio nazionale viene blandito e ripagato con Soldati, Maffi e un duetto Fallaci-Pasolini, l’apice della narrazione si raggiunge sul finale, con “Il Gilgul di Park Avenue” di Nathan Englander. Anche l’ordine dei testi ha un suo perché.

Voto: ★★★★☆

  1. Ci piace segnalare questo blog sapientemente rappresentato da Giuseppe Lombardo che suggerisce la lettura di New York Stories edizioni Einaudi scritto da un newyorkese di Milano. Quale città meglio rappresenta od ha rappresentato nell’immaginario collettivo il sogno USA, le libertà di espresssione. NY città cosmopolita multientinca che emoziona e traspare vitalità. Una città ferita recentemente che si è rialzata e che meglio rappresenta quello spirito che a noi in Europa oggi manca. Buona lettura!

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