in medioriente, politica italiana

Ma quale tagliagole, Di Battista è un saltimbanco

M5S - corteo di protesta per l'elezione Presidente della Repubblica NapolitanoDi fronte all’incendio che divampa in Iraq, si possono assumere due atteggiamenti: il primo è quello responsabile, di chi vuol spegnere il focolaio ed evitare che le fiamme si propaghino; il secondo è quello tafazziano, di chi cerca di capire come sia scoppiato l’incendio proprio mentre il calore inizia a blandire i suoi piedi. Pompieri o filosofi, questa è l’alternativa.

Alessandro Di Battista non è un terrorista e non sta dalla parte dei tagliatori di teste. Fughiamo i luoghi comuni e lasciamo tali boutade ai pentastelluti, sempre in cerca di un capro espiatorio: la sua riflessione non è un inno al jihad. E’, più sommessamente, una gigantesca castroneria, una cialtronata basata su un’analisi parziale sia dal punto di vista storico, sia dal punto di vista culturale.

Dopo aver riassunto le fasi del conflitto con fare “wikipediano”, ignorando totalmente gli elementi tribali della guerra in corso, Di Battista si lascia andare a dotti giudizi: Powell, afferma il grillino, ha mentito all’opinione pubblica mondiale e le sue colpe non sono meno gravi di quelle dei terroristi. C’è bisogno di discutere di una simile scempiaggine? L’attentato alle Torri Gemelle ha creato condizioni tali che una cricca potesse emergere, varando un disegno geopolitico di stampo egemonico. Roba da parlamentari che credono nei microchip cerebrali.

Sciorinando un’impressionante serie di banalità, Di Battista si muove nell’arsura estiva con la leggiadria di un elefante in un negozio di cristalli. L’Italia, afferma solennemente, deve farsi promotrice di una moratoria internazionale sulle armi. Come no? Mentre gli altri sparano ad alzo zero, noi portiamo i fiori nei cannoni delle democrazie occidentali, certi che questa scelta – lungi dal condannare a morte svariate migliaia di persone– salverà il pianeta, curdi compresi. Di più: l’Italia deve ripensare totalmente il proprio modello di sviluppo, abbandonando lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Operazione semplicissima, dal vago sapore autarchico, per un sistema politico-economico sano come il nostro.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: come ogni orologio guasto, i parlamentari dal vaffanculo facile per due volte al giorno segnano l’ora esatta. Parlare col nemico per indurlo a più miti consigli è indispensabile e fa parte delle regole del gioco militare: con buona pace di Washington, non ci si può sedere al tavolo di pace solo con le potenze vincitrici. Elevare i delinquenti al rango d’interlocutori credibili, giustificando implicitamente la becera follia che miete vittime civili, è tutta un’altra storia. Un esercizio sciocco, come prendere Di Battista sul serio.