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Schierare l’esercito sul campo per distruggere la minaccia islamista può non essere la sola soluzione. Il direttore dell’agenzia governativa mette in guardia il futuro presidente degli Stati Uniti e avverte l’Europa: per voi il rischio è enorme

La minaccia terroristica dell’Isis, il ruolo dell’America nell’Alleanza Atlantica, la possibilità di dispiegare l’esercito in Siria per abbattere le milizie jihadiste: sono i temi più importanti, nell’ambito della politica estera e di sicurezza, che hanno fatto capolino nelle convention americane, temi su cui i candidati presidenti – Hillary Clinton e Donald Trump – avranno il dovere di pronunciarsi entro novembre.

E se le scelte di Repubblicani e Democratici restano ancora avvolte nel mistero – in particolare quelle del Gop, laddove il vincitore delle primarie ha esplicitamente dichiarato che non renderà noti i suoi piani per non consentire agli avversari la facoltà di detenere un vantaggio tattico (sic!) – l’idea prevalente per contrastare il pericolo rappresentato dagli uomini di Abu-Bakr al Baghdadi sembra essere l’impiego sul campo di un esercito nutrito. Il vecchio leitmotiv degli “stivali nel fango” torna così all’ordine del giorno.

Ma siamo sicuri che esso sia produttivo? Siamo cioè davvero convinti che una sconfitta dell’Isis in Medio-Oriente possa determinare, in una sorta di effetto domino, il superamento globale della minaccia islamista? A smentire una simile prospettiva è stato il direttore dell’Fbi, James B. Comey.

Mercoledì scorso, intervenendo in una conferenza sulla sicurezza informatica alla Fordham University, Comey ha spiegato come l’eventuale distruzione della base territoriale del Califfato non preserverà nel breve termine l’Occidente, e in particolare l’Europa, dal pericolo di stragi e attentati. L’Isis, per come si è strutturato dalla sua genesi sino all’avvento militare, rappresenta a giudizio dei vertici del Federal Bureau of Investigation un fenomeno inedito, la cui implosione potrebbe determinare una propagazione del virus in altre realtà.

Per Comey e il suo entourage, cellule impazzite – affiliate o composte da semplici sostenitori educati dalla propaganda online – potrebbero continuare a colpire nei posti più disparati, non essendo in contatto con la testa dell’organizzazione ma ragionando come arti impazziti in piena autonomia.

La scelta di sparare sulle folle nei bar, nei locali pubblici, nelle piazze o per le strade delle grandi metropoli corrisponde, in tal senso, alla volontà di incutere paura ricorrendo ad azioni di fanteria leggera, imprevedibili se non inquadrate per tempo da chi opera nel campo dell’intelligence. Per questa ragione la formula che veniva ripetuta all’indomani dell’undici settembre, “questa guerra durerà anni”, non può essere archiviata. Un monito che riecheggia in ogni Cancelleria e che dovrà essere pesato con attenzione da chi siederà nello Studio Ovale.

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