in economia, Turchia

Il Gruppo Astaldi, leader nelle infrastrutture, inaugurerà a Istanbul il “Selim I”, l’opera da guinness dei primati benedetta da Erdogan

L’ultima volta che le televisioni italiane hanno indugiato sul Bosforo è stata in occasione del golpe del 15 luglio, quando i militari in rivolta contro il presidente Erdogan bloccarono simbolicamente il traffico per attuare il putsch. Fu una mossa discutibile sotto il profilo militare, la cui assennatezza tattica è stata messa in dubbio da diversi analisti.

Domani bisognerà puntare nuovamente i riflettori su Istanbul, laddove una joint-venture italo-turca, composta dalla società anatolica Ic-içta e dal Gruppo Astaldi di Roma, inaugurerà ufficialmente il terzo ponte sullo stretto – il più largo al mondo – realizzato nell’ambito del progetto autostradale della North Marmara Highway.

Il piano benedetto da Erdogan

La realtà italiana, da sempre in prima linea nel campo infrastrutturale, si è impegnata nei cantieri turchi per un investimento pari a tre miliardi di euro. L’opera, alla cui realizzazione hanno contribuito fra gli altri ingegneri e tecnici del Belpaese, mira a facilitare gli scambi commerciali con la Grecia e a decongestionare il traffico. In ambito politico essa risponde alla volontà del capo dello Stato di costruire un simbolo del nuovo corso, qualcosa di maestoso e imponente, in grado di suggestionare l’elettorato e di rappresentare al meglio le aspirazioni di chi governa il paese.


Il Gruppo Astaldi fa del Made in Italy il marchio di fabbrica dei propri lavori, laddove alla funzionalità delle opere cerca di legare la bellezza estetica abbinata al modus operandi tricolore nell’edilizia. Affinché il progetto sia completato secondo i desiderata dell’Esecutivo, la stessa Turchia dovrà realizzare nel prossimo biennio il terzo aeroporto di Istanbul, destinato a sorgere a pochi chilometri dalla nuova infrastruttura e a costituire lo scalo più grande a ridosso del Vecchio Continente.

A dimostrazione del fatto che il progetto non avrebbe mai visto la luce senza la regia politica di Erdogan, il ponte sarà intitolato al sultano Selim I, padre di Solimano il Magnifico, retaggio del neo-ottomanismo sponsorizzato dall’Akp.

La Grande Opera

Le otto corsie, quattro per senso di marcia, si estenderanno su una superficie di sessanta metri di larghezza, andando a coprire un tratto lungo 1,4 chilometri, reggendosi su due torri alte 322 metri ciascuna. Un capolavoro d’ingegneria che pure era stato contestato, da principio, perché destinato a sorgere in una zona a elevato rischio sismico.

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Per la realizzazione dell’opera sono stati impiegati 241.000 metri cubi di calcestruzzo e 65.000 tonnellate di acciaio per le strutture; 31.000 tonnellate di acciaio per i rinforzi e 29.000 tonnellate per i precompressi; infine va evidenziata la contestuale movimentazione di 897.000 metri cubi di terre e 32.000 metri cubi di riempimenti.

L’azienda italiana in numeri

Il Gruppo Astaldi, secondo le informazioni offerte dalla stessa azienda, ha chiuso il 2015 con un portafoglio ordini totale superiore a 28 miliardi di euro e con un fatturato consolidato di quasi 3 miliardi. I dipendenti a servizio sono circa 11.000.

Quotato in borsa dal 2002, esso opera non soltanto nel campo dei trasporti, ma anche nella realizzazione degli impianti idroelettrici di produzione energetica, nell’edilizia civile e industriale, nell’impiantistica, nella manutenzione e nella gestione di sistemi complessi.

Renzi in visita in un cantiere autostradale del Gruppo Astaldi

Renzi in visita in un cantiere autostradale del Gruppo Astaldi

Di là dagli investimenti realizzati in Italia, l’azienda suddivide le sue operazioni in aree geo-territoriali, lavorando in Polonia, Romania, Turchia e Russia (Europa Centro-Orientale), in Arabia Saudita e Indonesia (Oriente), in Algeria (Maghreb), in Venezuela, Perù e Cile (America Latina), in Canada e negli Stati Uniti (America del Nord).

Secondo le ultime informazioni diffuse dal Gruppo, alla fine del 2015 esso vantava 100 cantieri attivi in sedici paesi del mondo.

La consolidata presenza in Turchia

E fra le tante realtà nazionali, la Turchia è sicuramente terra di frontiera. Pochi mesi addietro, esattamente il 30 giugno, la stessa società aveva festeggiato un altro importante obiettivo: l’apertura al traffico del Ponte sulla Baia di Izmit, il quarto ponte sospeso più lungo al mondo, parte dell’autostrada Gebze-Orhangazi-Izmir. Un traguardo che aveva consentito all’impresa di scalare la graduatoria dei Contratctor internazionali attivi nella realizzazione di ponti, fino a salire sul podio mondiale, occupando stabilmente la terza posizione.

Indipendentemente dall’impegno profuso dall’Astaldi, è il nostro sistema-paese, nel suo complesso, a guardare con spirito propositivo agli investimenti in terra turca. Nella giornata di ieri il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha incontrato nella sede nazionale di Confindustria il ministro anatolico dell’Economia, Nihat Zeybekci, partecipando a una tavola rotonda con imprenditori e associazioni di categoria provenienti da entrambi gli Stati. Sotto la regia vigile di Licia Mattioli, delegata da Vincenzo Boccia all’Internazionalizzazione, Calenda ha così lodato la crescente partnership internazionale fra Roma e Ankara, rammentando come già adesso “il nostro Paese sia presente in Turchia con circa 1300 aziende, che operano in tutti i settori strategici del sistema economico”.