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Today’s news – rassegna stampa 1 novembre 2016

Polemiche a Norcia, l’ira di Clinton contro l’Fbi, gli amici di Trump e la pena di morte in Turchia. Le notizie del giorno.

“Container entro Natale”

La crociata contro le tende ingaggiata dal Governo non entusiasma gli sfollati di Norcia. Almeno in clima di piena emergenza. Il primo cittadino della comunità, Nicola Alemanno, è stato contestato perché le tensostrutture sono considerate “confortevoli” da chi versa in gravi difficoltà e non vuole abbandonare la propria terra.

La presidente della Regione umbra, Catiuscia Marini, a colloquio col commissario Vasco Errani e col capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, ha già manifestato l’intenzione di muoversi in questa direzione, “ferma restando l’opzione volontaria da parte dei cittadini di scegliere, per l’immediato, la sistemazione in alberghi o altre strutture ricettive come hanno già fatto centinaia di persone”.

Da Palazzo Chigi trapela scetticismo: vivere nelle tende sociali con una temperatura di 2 gradi? Non sembra una pista praticabile. Per questo Renzi promette container entro Natale e casette di legno prima dell’estate. Intanto schiera sul campo l’Anac e le forze dell’ordine del Giubileo, ormai ai titoli di coda.

Simone Atzori, ricercatore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, rivela: in molte zone il suolo si è abbassato di 70 centimetri.


Speranza e solidarietà

L’imprenditore perugino Brunello Cucinelli aveva promesso ai benedettini di Norcia che avrebbe finanziato i lavori di ristrutturazione della Basilica, qualora la quotazione in borsa delle sue aziende fosse andata per il verso giusto. Nonostante il sisma, l’industriale non si tira indietro ed è pronto a rispettare la parola data: “Norcia fu distrutta dal terremoto del 1702. La ricostruiremo come fecero i nostri antenati”.

  • Le foto della città martoriata dalle scosse.
  • Il rammarico del Daily Beast per il patrimonio perduto.
  • La mancanza di prevenzione è costata 140 miliardi di euro negli ultimi quarant’anni. Prevenire è meglio che curare, anche per il business.
  • Essere stati vittima di un terremoto è come essere stati malati di cancro, con gli altri malati ci si capisce subito, anche senza parlare”. Testimonianze dall’Aquila, di Mattia Feltri.
La prevalenza del cretino

Europolemiche

I chiarimenti forniti dal Ministero dell’Economia non avrebbero soddisfatto a pieno la Commissione Europea. Bruxelles non ci sta a recitare il ruolo della potenza cattiva che invoca il rigore sulle spalle dei terremotati. Le deroghe per la prevenzione, fanno sapere dall’Ue, sono già state accettate nel 2015. Va bene il referendum, va bene tutto, ma l’Italia ha preso degli impegni sul deficit strutturale. La trattativa va avanti.

Gli ultimi saranno i primi

L’economia dell’Eurozona, frattanto, cresce a passo di lumaca. Secondo le stime preliminari dell’Eurostat, nel terzo trimestre dell’anno il Pil dell’intera area sarebbe cresciuto dello 0,3% rispetto alle rilevazioni precedenti, portando – su base annua – la crescita all’1,6%. L’Italia, però, fa più fatica degli altri: secondo le rilevazioni dell’Istat, l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è diminuito dello 0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,8% rispetto a un anno fa. Anche nell’Information and communication technology il paese è fanalino di coda.

Encomio del fallimento

Il sistema economico europeo fatica a imporsi per la folle volontà di tenere a galla tutte le aziende, anche quelle con modelli di business insostenibili. “In Natura, però, la morte è un ingrediente essenziale alla proliferazione della vita. Il 99,9% delle specie mai esistite su questo pianeta sono oggi estinte. L’Umanità ha potuto crescere e svilupparsi solo perché i precedenti dominatori del pianeta, i dinosauri, si erano estinti. L’elemento più presente nell’aria che respiriamo, l’azoto, viene prodotto nei processi di decomposizione delle sostanze organiche. In economia le cose non sono diverse: il confronto fra la Vecchia Europa e gli Stati Uniti lascia pochi dubbi”. Magistrale analisi su Pagina99.

Lettere scarlatte

Sfidare il direttore del Fbi, James Comey, sulla trasparenza nel proprio operato non è una mossa sagace. Peter Spiliakos, sulle colonne del National Review, contesta le reazioni nervose dell’entourage di Hillary Clinton. Il problema non è se Comey doveva o meno intervenire a pochi giorni dal voto (certo che doveva farlo, se non ora quando?). Il tema è un altro: se l’uso di un server privato ha esposto o meno gli Stati Uniti a rischi concreti per la propria sicurezza. Secondo Victor Davis Hanson, l’isteria del clan Clinton si spiega solo in un modo: erano certi di vincere e adesso non lo sono più. La trasparenza non è certo il fiore all’occhiello della ditta.


Una gioiosa macchina da guerra

Da Zeman a Orban, da Kaczynski a Fico, da Erdogan da al-Sisi: il Washington Post fa l’elenco degli alleati internazionali di Trump. Un’allegra brigata ben poco liberale.

Countdown per Mosul

Mosul sta per cadere. È una buona notizia per gli iracheni. Per gli europei? Uhm. Il capo dell’ufficio federale tedesco per la Protezione della Costituzione esprime le sue riserve: l’Isis, per rappresaglia, potrebbe “avvertire le sue cellule in Europa ed effettuare attacchi violenti. Le modalità variano: si va dai kamikaze alle azioni di fanteria d’assalto. Incoraggiante.

Il conte Vlad

La notizia della scomparsa dell’Unione Sovietica era fortemente esagerata. Il Post illustra lo speciale dell’Economist sulla Russia di Putin. Situazione economica, struttura di potere, sicurezza, politica estera e atteggiamento dei giovani i temi trattati. Incisivo il ritratto del comandante in capo: “Può essere a volte impermeabile ai ragionamenti logici, ma è sensibile alla forza. Sa bene che non può permettersi una guerra convenzionale con l’Occidente, ma potrebbe rapidamente alzare la posta fino a minacciare una guerra nucleare, sapendo che saranno i suoi avversari a cedere per primi. Nel corso degli ultimi 16 anni, l’Occidente ha fatto poco per persuaderlo del contrario”.

L’offensiva del sultano

Il direttore del quotidiano laico Cumhuriyet, Murat Sabuncu, è stato arrestato in Turchia. Stessa sorte è toccata ad altri 12 giornalisti della testata, accusati di aver intrattenuto legami col Pkk e con Fethullah Gülen. Sabuncu aveva preso il posto di Can Dündar, già riparato all’estero. Erdogan fa sapere che il Parlamento valuterà se adottare o meno la pena di morte per i golpisti: “quel che conta non è ciò che vuole l’Occidente, ma ciò che è giusto per la mia gente”.


Date a Cesare…

Il mito della Spagna col pilota automatico viene alimentato dalle letture miopi dei media europei: nel febbraio del 2013 la disoccupazione era al 26,3%, oggi è scesa al 18,9. Un dato incoraggiante, che va letto però alla luce delle riforme fatte dal vituperato governo Rajoy. Non a caso i popolari sono rimasti alla guida del paese, logorando i socialisti con una lunga trattativa e relegando Podemos in un angolo.

Il terzo incomodo

Oltre Juppé e Sarkozy. Francois Fillon vuole conquistare la leadership gollista proponendo al paese un sano liberalismo economico. Per recuperare terreno nei sondaggi sta corteggiando l’elettorato cattolico e quello tradizionalmente conservatore, ma la distanza dai due “cavalli di razza” dei Repubblicani resta enorme.

“Garantismo e gargarismo”

L’autore di Romanzo Criminale, che nella vita fa il giudice alla Corte d’Assise, parlava al telefono col braccio destro di Carminati. Questi gli proponeva, fra l’altro, l’acquisto di obbligazioni emesse dalla Cooperativa 29 giugno. Il caso è finito all’attenzione del Csm poiché la procura di Roma ha chiesto di valutare gli estremi della compatibilità ambientale. Il plenum ha negato il trasferimento. Il Foglio fa notare le anomalie del caso.

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