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Renzi, che sofferenze! Il risiko bancario e i matrimoni d’interesse

Margrethe Vestager, commissario europeo per la Concorrenza

Margrethe Vestager, commissario europeo per la Concorrenza

Avanti con prudenza: l’Esecutivo e la Commissione trovano un’intesa per risolvere il dossier dei crediti deteriorati posseduti dalle banche italiane. Lo Stato interviene ma con discrezione, offrendo garanzie a prezzi di mercato per evitare il peggio

La settimana volge al termine e per l’Esecutivo italiano le difficoltà non sono mancate. Al netto delle polemiche sulla visita di Rouhani in Italia, i problemi veri non sono venuti dalla Farnesina ma dal Dicastero dell’Economia, laddove lo stato di salute delle nostre banche è ormai soggetto a una costante azione di monitoraggio da parte delle istituzioni comunitarie.

Bloomberg ha affrontato l’argomento di petto, spiegando che i timori concernenti la stabilità per l’Eurozona hanno un peso specifico se le minacce vengono da Stati come Grecia, Cipro o Irlanda, ma la portata delle criticità aumenta a dismisura se l’incertezza investe il Belpaese, la quarta maggiore economia del continente e una realtà fondamentale per l’equilibrio politico della Comunità.

Quello che sembrava essere un punto di forza del sistema economico nazionale, la solidità dell’assetto bancario, appare sempre più come mito sfatato, laddove il salvataggio d’istituti di piccole dimensioni ha rappresentato soltanto la punta dell’iceberg. Il riferimento, esplicito e non velato, è alla pessima salute di cui gode da tempo Monte Paschi, non esattamente – per storia e dimensioni – l’equivalente toscano di Banca Etruria.

Si è così avvertita l’esigenza di mettere all’ordine del giorno nell’agenda comunitaria l’istituzione di una “bad bank” romana. L’anglicismo non tragga in inganno: il Governo non acquisterà direttamente le sofferenze bancarie. Si tratta di un contenitore che sarà chiamato a tenere al suo interno i crediti inesigibili degli istituti, una specie di pozzo senza fondo di liquidità che difficilmente torneranno nella disponibilità delle banche. Di quanto stiamo parlando? E’ difficile, naturalmente, offrire delle stime precise. Gli unici dati disponibili sono quelli contenuti nei rapporti di Bankitalia: come ricostruito da Francesco Lenzi, su circa 360 miliardi di crediti deteriorati, 207 sono ormai in sofferenze e “con un tasso di copertura al 58,7%, pesano ancora in termini netti per circa 85,5 miliardi di euro“.

Ma chi paga? La reazione schizofrenica di alcuni osservatori è stata improntata al vecchio statalismo: Palazzo Chigi, secondo costoro, dovrebbe risanare tutto, offrendo garanzie di lungo periodo alla Comunità. Un’opzione, questa, imponderabile per tutta una serie di ragioni.

Sede centrale del Monte dei Paschi di Siena

Sede centrale del Monte dei Paschi di Siena

Intanto una simile misura costituirebbe un palese aiuto di Stato, mandando su tutte le furie i soggetti che pretendono da noi una condotta seria. Quella serietà che si garantisce rientrando dai propri obblighi, cosa che lo Stato italiano notoriamente fa male e controvoglia, come dimostrano le roboanti cifre del debito pubblico e della spesa. Ora, supporre che domani Renzi possa andare a Bruxelles e dire “tranquilli, ripianiamo tutto con calma, frattanto facciamo altri debiti per salvare le banche nazionali e pazienza se veniamo meno agli accordi presi nei mesi precedenti“, o è follia o poco ci manca.

Aggrapparsi a una “irizzazione” del sistema bancario è pertanto inverosimile. Non a caso Padoan si è mosso in direzione contraria: per strappare il sì della commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, il Ministro ha dichiarato che lo Stato rilascerà una garanzia solo se i titoli oggetto di cartolarizzazione «avranno preventivamente ottenuto un rating uguale o superiore all’Investment Grade, da un’agenzia di rating indipendente e inclusa nella lista delle agenzie accettate dalla Bce». Un controllo esterno, volto a offrire rigore e serietà all’operazione, basato su garanzie comunque elargite a prezzi di mercato. Un modo educato per dire: non vogliamo fregarvi.

La soluzione di Bruxelles è senza dubbio un compromesso e certo un meccanismo molto diverso dalle bad bank finanziate dallo Stato fatte da altri Paesi dopo la crisi. Però aiuterà a sbloccare il mercato dei crediti deteriorati facilitandone l’accesso alle banche più piccole che finora ne erano escluse. Queste potranno versare i crediti, impacchettati in tranche più o meno rischiose, in un ‘veicolo’ che si occuperà della loro vendita e usufruirà della garanzia. La banca avrà un vantaggio in termini di capitale perché diminuirà il rischio dei suoi attivi” ha riassunto con lucidità Lucrezia Reichlin su Repubblica.

Una mossa tattica che s’inquadra in un contesto più ampio, laddove l’Esecutivo ha dato il via liberaal progetto di trasformare le banche popolari in società per azioni, premessa per cambiare la governance clientelare e per un tourbillon di fusioni come antidoto al loro fallimento. Il progetto era caldeggiato da anni e anni in via Nazionale e ci teneva in particolare Draghi“. L’idea è quella di combinare un doppio matrimonio: Ubi con MPS e Bpm con Banco Popolare.

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