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Sesso in cucina. Barilla e Findus? Veri furbacchioni…

Gay Pride RomaQuando Guido Barilla si pronunciò in favore della famiglia tradizionale, il suo buon nome finì in pasto all’intellighenzia progressista. La sua sortita contro le coppie omosessuali non piacque ai giannizzeri del perbenismo, i quali avviarono una campagna di criminalizzazione contro chi, in coscienza, si era esposto sulla base delle proprie convinzioni. Finendo sotto il torchio dei polemisti dalla lingua biforcuta, Barilla ebbe un sussulto d’orgoglio: “Se non vi piace quello che dico, farete a meno di mangiare questa pasta” dichiarò con tono canzonatorio. Di certo non si aspettava di aver innescato un perverso meccanismo che avrebbe portato in breve tempo ad una sovraesposizione delle preferenze sessuali nel marketing alimentare.

In queste ore la televisione trasmette lo spot gay-friendly della Findus. La figura di Gianni, osteggiata da una madre bacchettona convinta che egli sia il coinquilino del figlio anziché il compagno, rappresenta uno spartiacque in termini comunicativi. La promozione, fosse anche per una frazione di secondo, smette di ruotare attorno al bene offerto per legarsi ad una causa sociale.

Ora, in una società evoluta le esternazioni di Guido o l’intimità di Gianni sarebbero affari privati, distanti dalla piazza mediatica. Barilla potrà sposare la famiglia tradizionale, Findus potrà prediligere l’amore libero dalle definizioni, ma cosa c’entri tutto ciò con la qualità e le peculiarità dei prodotti offerti dalle due aziende alle rispettive clientele appare un mistero insolvibile.

Se, però, il primo si era originariamente sbottonato ai microfoni di Cruciani, in una trasmissione maliziosa dedita a sfruculiare con sapiente maestria nel torbido, Findus ha programmato uno spot, ha cioè utilizzato il precedente mediatico per muoversi in maniera diametralmente opposta, ed è inevitabile associare questa scelta ad un tentativo di conquistare quote di mercato.

A questo siamo: alla testimonianza civile sulle battaglie sessuali piegata ai fini del commercio. La normalizzazione dei rapporti gay, la standardizzazione degli stessi, diventa un’esca per ampliare i propri introiti, un espediente per far crescere il fatturato. E nel frattempo giornali e trasmissioni radiofoniche passano in rassegna una bagarre fittizia che nulla dice sulla società italiana.

Siamo molto distanti dai tempi in cui la censura costituiva un problema per i pubblicitari, siamo lontani dalle stelline sulle tette delle soubrette di Colpo Grosso, siamo – probabilmente – ad un’altra latitudine rispetto al mondo degli anni ’70-’80. Definire l’attuale deriva come una forma di “progresso” appare, però, un azzardo alquanto discutibile.

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