in medioriente, occidente

Sull’uso della forza

U.S. and South Korean Marines Hold Joint Landing OperationIl ragionamento espresso stamane da Robert Kagan sulle colonne del Washington Post ha un punto debole. E’ vero: come rileva giustamente l’autore, una grande potenza non deve discutere sulla liceità dell’uso della forza a livello teorico, ma sulle opportunità di ricorrere ad essa in relazione a risultati effettivi, tangibili. Su queste coordinate bisognerebbe giudicare l’operato dei governi.

E tuttavia la società occidentale è ancora capace di soffrire la pressione pubblica generata da un conflitto? Fuor di retorica: sappiamo accettare le conseguenze brutali di una guerra (penso all’immagine dei corpi dilaniati dei civili)? O l’utilizzo di droni, le “missioni di pace” politicamente corrette, le immagini di Abu Ghraib hanno definitivamente affossato qualsiasi declinazione aggressiva del cosiddetto realismo politico?

Attorno a questo quesito insoluto ruota la funzione di un Occidente talora parte in causa (Iraq, Afghanistan), talaltra arbitro e mediatore (Gaza).

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