Arriva in libreria “George Weah: il sole dell’Africa”

Dalle baracche di Clara Town alla cerimonia per il Pallone d’Oro, dai tacchetti poggiati sul prato di San Siro agli abiti presidenziali. La vita di Weah è un romanzo sportivo, un affresco unico ed emozionante

Un calciatore che ha alzato pochi trofei può diventare una leggenda? Un attaccante distante dall’immagine del bomber puro può rivoluzionare il concetto di centravanti? Una punta che ha faticato nelle competizioni europee, che con la sua nazionale non ha mai vinto nulla, può alzare il Pallone d’Oro ed entrare nella storia? E ancora: può un calciatore diventare un capo di Stato amato e rispettato?

A tutte queste domande, l’incredibile storia di George Weah risponde con un sì. Il liberiano più famoso nel mondo è sbarcato a Milano nell’estate del 1995. Ad accoglierlo un clima di scetticismo generale: su di lui incombeva l’eredità pesante di Marco van Basten, il Cigno di Utrecht dalla caviglia di cristallo. Ma l’ariete di Monrovia si è imposto in serie A sin dalla sue prime apparizioni, mostrando a una platea di tifosi estasiati e di semplici appassionati di calcio un giocatore unico nel suo genere, un talento sopraffino che – come disse Marco Simone – portò nel Belpaese “il sole dell’Africa”.

In questa biografia è ricostruita la storia, personale e professionale, di un nove atipico: fisico statuario, velocità da gazzella ed estro sudamericano. Un ragazzino sbarcato nel Vecchio Continente come una meteora annunciata, determinato a inseguire la promessa di un riscatto. E quando il sogno è diventato realtà, quando la fama ha sconfitto la fame, George ha deciso di lasciare tutto per inseguire un’altra impresa, assai più significativa: riportare la pace nel suo paese. Leggi tutto “Arriva in libreria “George Weah: il sole dell’Africa””

Marchionne, il Manifesto e la stampa d’opinione

La prima pagina del quotidiano comunista ha diviso l’opinione pubblica. È opportuno contestare l’operato di una persona in fin di vita?

Ho sempre provato rispetto nei confronti di quei colleghi che mischiano le carte, stecche nel coro della monotonia contemporanea. Parlar male dei santi, delle organizzazioni non governative, delle realtà no profit è assolutamente legittimo e richiede molto coraggio, a patto che al fondo delle proprie obiezioni vi siano dati concreti, fatti, forse opinabili ma non contestabili. Diverso è il discorso se si prescinde dalla realtà.

La vicenda Marchionne, in tal senso, ha attirato la mia attenzione. Il manifesto ha pubblicato una prima pagina dura sull’eredità dell’AD (vd foto), ricorrendo a un titolo roboante che ha suscitato polemiche. In realtà alla redazione del quotidiano comunista bisognerebbe fare un plauso, se non altro perché Marchionne – di cui non discuto né il valore umano, né le capacità manageriali in questo spazio – è stato un personaggio fortemente divisivo sulla scena pubblica italiana. E la rassegna dei quotidiani in edicola domenica non gli rendeva giustizia. Leggi tutto “Marchionne, il Manifesto e la stampa d’opinione”

La democrazia e il call center

La nuova legislatura, l’analisi dei curricula e la questione giovanile: cosa rivela il caso Fico

La narrazione prevalente, élite VS popolo, è ormai esasperata dagli stessi media che provano a smontare questo schema binario. Un esempio banale viene offerto dalla cronaca politica di questi giorni: l’esperienza professionale in un call center perché mai dovrebbe squalificare il neo-presidente della Camera, Roberto Fico? Leggi tutto “La democrazia e il call center”