All-in della Grecia: ma l’assegno è scoperto

La Grecia alza la posta: dichiara di voler restare in Europa, ma flirta col Cremlino. Ma cos’è successo ieri? Perché la borsa di Atene è precipitata? Cerchiamo di muoverci in questo ginepraio.

Yanis VaroufakisNella giornata di ieri molti osservatori hanno manifestato stupore per la decisione adottata da Mario Draghi: dopo l’approvazione del bazooka, pochi analisti ipotizzavano che il governatore potesse bloccare l’accesso delle banche greche alla liquidità della Bce. Alla fine ha prevalso il buonsenso, ossia la valutazione oggettiva ed impietosa di titoli con il rating “junk“. Il danno è stato pressoché immediato, sebbene la misura entrerà in vigore soltanto dalla settimana prossima: la borsa di Atene ha perso in apertura il 6% e il differenziale nello spread coi titoli tedeschi è salito a 980 punti. In Italia, con un differenziale attorno ai 500, mandammo a casa Berlusconi, è bene ricordarlo per avere piena contezza delle criticità emerse.

La decisione di Draghi è supportata ovviamente da valutazioni di carattere politico: il governo Tsipras, appena insediatosi, ha manifestato chiaramente la propria indisponibilità nel proseguire con il programma di risanamento, per cui è impossibile riservare ad una Grecia impenitente lo stesso trattamento promesso alla Grecia laboriosa di Samaras. Su queste stesse colonne lo avevamo anticipato: puntare sul basso profilo del governo tedesco e della BCE era un rischio troppo grande per essere azzardato.

La reazione della sinistra ellenica è stata, a mio avviso, schizofrenica: fonti interne all’Esecutivo hanno fatto sapere che Tsipras non è disposto ad accettare ricatti, mentre il ministro dell’Economia tedesco ironizzava: “siamo d’accordo sul fatto di non essere d’accordo”. Dal dicastero retto da Varoufakis, di contro, giungevano note di sufficienza: ammesso e non concesso che tale situazione permanga, la Grecia vanta comunque il supporto dell’ELA, l’Emergency Liquidity Assistance, un sistema di protezione che la Bce può revocare in qualunque momento con la maggioranza dei due terzi. E’ evidente la miopia di chi conduce una battaglia contro l’austerità rifiutando, al contempo, qualsiasi compromesso.

La Grecia sta cercando di piegare l’analisi economica alle libere interpretazioni politiche: se i numeri sono incontestabili, le opinioni possono variare. Il dramma è che adotta una simile strategia proprio mentre batte cassa, la qual cosa crea imbarazzo e difficoltà. In tal senso  vanno letti i richiami di Tsipras alla nuova Europa che guarda con fiducia ad Atene, laddove la Grecia vuole restare saldamente nell’euro. Che la volontà politica sia questa, appare scontato; che ciò sia possibile, venendo meno agli impegni presi dai precedenti Esecutivi e senza curarsi di chi paga i debiti maturati, è già più discutibile.

Ora, non c’è dubbio che la Merkel debba allentare la morsa, perché nessuno in Europa marcia a passo spedito come la Germania; ma non si può chiedere al Cancelliere tedesco d’intonare allegramente “scurdammoce o passato” sulle note del sirtaki. Atene vorrebbe la fine della troika e ha ricordato a Berlino come le umiliazioni subite possano far crescere fenomeni imprevedibili, quali l’ascesa di forze naziste. Tasto dolente che non sembra aver colpito nel segno: Wolfgang Schaeuble, alfiere del rigore, per adesso non torna sui suoi passi. E Tsipras guarda alla Russia…

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