Alle porte di Roma: il califfato dei magnaccioni

Ammettiamolo candidamente: il panorama politico italiano è desolante a tal punto che le minacce dell’Isis appaiono l’unico programma di governo credibile. Ciò detto, si fa presto a dire “pijamose Roma“: con la sola retorica non si vincono le guerre. Negli ultimi settant’anni il tentativo organico di maggior spessore è stato realizzato dalla banda della Magliana, una realtà che non peccava di dilettantismo. Inoltro, allora, alcune considerazioni alla combriccola irachena, nella speranza che questo pezzo non sia considerato un atto di vile diserzione dal fronte occidentale.

Intanto, parafrasando la frase con cui Togliatti accolse l’occupazione della Prefettura milanese operata da Pajetta, potremmo dire “bravi, compagni islamisti, e adesso di Roma che ve ne fate?“. ISISSiete sicuri di volervi accollare un paese polemico, con un debito pubblico esorbitante, soggetto alle ingerenze vaticane, dove l’evasione fiscale è una piaga che divide l’umma ben più delle quisquilie fra sunniti e sciiti? Siete sicuri di non volervi fermare a Ginevra, capitale del grigio neutralismo, abituata ad avere al suo interno un miscuglio di razze e lingue? Perdonate l’impudenza se sottolineo quest’ultimo aspetto, ma lungo lo Stivale abbiamo ancora problemi col tasso di alfabetizzazione, tanto che l’Accademia della Crusca ha deciso di ricorrere ai social-network pur di inculcare le elementari nozioni di grammatica italiana. Allah ci salvi dall’arabo.

Ci sono, poi, altri problemi che non possono essere sottovalutati. Ora, voi volete instaurare una nuova forma di governo che superi i vetusti orpelli delle democrazie e ricollochi l’Italia nello scacchiere internazionale. Va benissimo, per carità: il germe liberale non ha mai attecchito da queste parti. Ma chi dovrebbe governare la penisola? Perché dopo vent’anni di Mussolini, quarant’anni di DC e venti di ebrezza berlusconiana, quanto a guitti di potere siamo diventati piuttosto esigenti.

Non potete davvero pensare di varcare il Campidoglio parlando di Califfo. A Roma uno ce n’è stato e da quel giorno tutto il resto è noia, accettatelo.

Vorrei peraltro capire come procederete con l’invasione. Mi preme informarvi che per arrivare in treno da Villa San Giovanni alla stazione Termini, io impiego quasi sette ore, sperando nella puntualità delle Ferrovie. Se volessi liberarmi da questo fardello ricorrendo all’amata utilitaria, dovrei attraversare la Salerno-Reggio Calabria. Roba da segno della croce, col vostro permesso. Non credo, francamente, che da Baghdad il cammino sia più agevole, senza contare le buche presenti sul manto stradale. Anche qui, ve lo dico per onestà: Armstrong negli anni ’70 venne in visita in Italia e non notò particolari differenze rispetto ai suoi viaggi precedenti. Da allora la situazione è sensibilmente peggiorata.

Sulle strategie comunicative dovete procedere con una brusca inversione di rotta: 42 minuti di video-messaggio sarebbero accettabili se non fossimo in regime di par condicio. Sentire 42 minuti di Monti, Casini, Ferrero, Ingroia e Bersani appare decisamente troppo, anche per un popolo vessato come il nostro. Inoltre piantatela subito con Al Jazeera: c’è RaiQuirinale e il servizio pubblico va onorato e rispettato.

Sul proposito di occupare la nostra terra, abbiamo capito l’andazzo. Quanto alle vergini che sperate di trovare, auguri: io non giurerei nemmeno sulla purezza dell’olio d’oliva, figuriamoci sul resto.

Dite solennemente che verrete con la sciabola. Perfetto, ma con quali mezzi? In quali giorni? E a che ora? Perché a Roma abbiamo le targhe alterne, la tassa di soggiorno, l’ecopass e le zone a traffico limitato. Potreste imbattervi nell’ira del Mullah Marino, uno che sembra uscito dalla vostra cricca da quando è entrato nella pubertà optando per una barba da macho.

Insomma, i problemi sono tanti e l’impresa non sembra particolarmente allettante. Se proprio ci tenete però, potreste fondare un partito: l’ascesa al potere non sarebbe garantita, ma il rimborso pubblico lo concediamo in scioltezza. Cinque-sei milioni: visti i tempi, buttateli via.

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