Anoressia: il Cerchio rischia ancora

Un’autentica odissea. L’esperienza del Cerchio d’Oro, il centro messinese di diagnosi specializzato nella cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), è stata finora costellata da difficoltà amministrative, ostacoli frapposti da lungaggini burocratiche. Nato nell’autunno del 2004 come progetto sperimentale su indicazione dell’Asp, esso è divenuto negli anni successivi un’Unità Operativa, una realtà in grado di fornire ai pazienti una struttura semi-residenziale efficiente, coordinata da un’equipe d’esperti. Il centro, in linea coi parametri europei imposti dal Ministero, è oggi considerato un polo d’eccellenza: costituisce un’avanguardia in tutto il meridione e registra ogni settimana sei nuove richieste di visita, monitorando circa 290 pazienti. All’utilità clinica si aggiungono, pertanto, la produttività economica ed il servizio sociale reso alla comunità, il tutto a fronte di 120.000 euro di spesa annua. Un’inezia.
Come abbiamo raccontato il 14 Febbraio, però, l’attività del centro è perennemente messa in discussione dal mancato rinnovo della convenzione regionale. L’undici agosto è fissata la nuova deadline, l’ultima scadenza sancita dalla stessa. Se entro quel termine l’assessorato regionale non dovesse prendere alcuna iniziativa, allora si andrebbe incontro ad un inevitabile effetto domino: verrebbero interrotti i finanziamenti con la consequenziale sospensione della continuità terapeutica. Una scelta sciagurata, che già in passato ha compromesso il percorso di recupero iniziato da parecchi utenti.

Proprio per questo motivo, Lunedì 14 l’associazione Korakanè – una realtà che dà voce alle famiglie dei ragazzi afflitti da bulimia e anoressia – ha incontrato il sindaco Accorinti a Palazzo Zanca, chiedendo al primo cittadino un impegno effettivo, una concreta azione diplomatica presso le istituzioni regionali. “Non possiamo fare come gli struzzi, bisogna dar voce al nostro malessere. Non possiamo ignorare il diritto alla tutela della salute, un diritto costituzionale, sospendendo e riattivando ciclicamente un servizio che è di vitale importanza non solo per i messinesi, ma per i siciliani e per i calabresi tutti”, ha affermato in un colloquio con noi la presidente Rita Sasso. Accorinti ha ascoltato attentamente le istanze dell’associazione, promettendo il supporto della giunta: oltre alla prevenzione, serve la cura vera e propria per chi è affetto da questi disturbi e le istituzioni non possono restare silenti spettatori di fronte a patologie che reclamano qualcosa in più della mera assistenza ambulatoriale.

Colpisce, in tal senso, la testimonianza di F.M.: “Ero soddisfatta ed orgogliosa di quei chili che andavano via. Ma poi, col tempo, ho capito che l’unica cosa che scendeva non era un numero, ma me stessa, quello che ero, quello che volevo essere, quello che volevo diventare, quello cui ambivo. Stavo perdendo di vista la mia anima”. Le fa eco M.T.F., che non a caso pone l’attenzione sull’importanza strategica del Cerchio e sulle incognite a venire: “E’ un problema che avanza, che ci divora, vogliamo sapere verso quale futuro intendano destinarci”.
G.L.
Venerdì 18 aprile 2014

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