Avanti popolo alla riscossa, con la troika per evitar la fossa

Smantellare l’austerità? Non se ne parla. L’Europa risponde picche all’offensiva di Tsipras ed il capo del governo greco batte in ritirata per salvare il salvabile

Tzsipras-elezioniContrordine compagni: la troika finanzia il nostro debito per cui via alle privatizzazioni e occhio alla scure sui dipendenti pubblici. Si potrebbe riassumere così la giravolta di Tsipras, ampiamente prevista sulle colonne di questo blog. Un conto sono le promesse elettorali, materiale buono per entrare nella stanza dei bottoni, altro conto è governare la nazione come un branco di scalmanati. Sì, perché il famoso braccio di ferro con la Germania e la voglia della Grecia di mandare in malora le istituzioni finanziarie devono poi fare i conti con la realtà, quindi con le scadenze e con i mercati.

Atene presenterà alla Commissione, alla Bce e al Fondo Monetario un piano ad ampio spettro per il risanamento e la crescita, piano che terrà in considerazione gli impegni assunti da Samaras, non a titolo individuale ma in nome e per conto del paese. Come ha rivelato la Reuters, nelle principali cancellerie l’atto viene ritenuto credibile e questo costituisce un buon punto di partenza per negoziare gli accordi futuri. L’ombra dello statalismo è sparita dall’orizzonte politico di Syriza e ciò ha infuso un cauto ottimismo sul tema dei temi, la serietà del debitore.

Ad ogni modo, il capo del governo non vuole passare per voltagabbana e fonti interne al partito di maggioranza fanno sapere come i tecnici siano al lavoro per bilanciare flessibilità ed equità: la prospettiva liberal potrebbe, in tal senso, essere sposata con l’adozione del salario minimo, di certo assai inferiore rispetto ai 751 euro promessi. Bisognerà, ad ogni modo, verificare le coperture. Nessuna possibilità, invece, di riassumere i dipendenti pubblici già licenziati: per loro non ci saranno deroghe di sorta.

Certo, la sconfitta politica è evidente e brucia. Bloomberg, sparando sulla Croce Rossa, ha sottolineato come il nuovo socialismo sia stato un fallimento ante litteram. Dopo le minacce, dopo gli ultimatum, dopo le esternazioni da cabaret, Tsipras è sceso a più miti consigli, intuendo come il debito d’ossigeno dell’economia ellenica avrebbe potuto far collassare il malato. Interpretare il ruolo di Caronte non era certo un’ambizione dell’uomo.

Così all’ordine del giorno tornano le riforme strutturali, per la gioia d’Irlanda e Spagna, che sul cammino del risanamento stanno spendendo le proprie energie. Dismessi i panni della cicala, Tsipras confida nell’intesa rapida, quindi nella concessione della proroga quadrimestrale indispensabile per il salvataggio del sistema-paese.

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