Boia chi molla la sedia: ogni intellettuale ha diritto al suo scranno

Non se ne può più. Adesso pure Curzio Maltese gioca a fare il rivoluzionario all’Europarlamento. Compagno a Bruxelles e reazionario a Roma, se è vero com’è vero che il buon Curzio non ha alcuna intenzione di lasciare il suo posto a Repubblica, esercitando una sorta di doppio mandato, da un lato statista e dall’altro critico delle istituzioni.

E’ sempre la stessa storia: come già con Barbara Spinelli prima di lui, la candidatura d’eccellenza – la famigerata battaglia di testimonianza – diventa repentinamente una professione, una vocazione ad occupare la poltrona.curzio maltese Perché parlar male della crisi, dire che i popoli non devono scontare le scelte sbagliate dell’alta finanza, è bello solo se hai un doppio stipendio che ti affranca dai bisogni che quella stessa crisi crea. Ci vorrebbe l’arte di Forattini per rappresentare questi intellettuali da salotto in vestaglia di cachemire, pronti a guidare il popolo con un buon cognac fra le mani.

Maltese è uomo simpatico, ha un piglio polemico che esercita con maestria: come sia potuto incorrere in una gaffe del genere è cosa che lascia perplessi. Perché se è legittimo esercitare il proprio diritto di rappresentanza, è deontologicamente discutibile pretendere di analizzare allo stesso tempo la politica interna o comunitaria del proprio Stato, vieppiù da sergente dell’informazione, da fustigatore accanito rispetto ai cattivi vezzi della politica nostrana.

Massimo Giannini, che non è partito per sollazzarsi in Bolivia, di fronte ad un incarico nel servizio pubblico ha rimesso i gradi. Maltese no: ritiene che i compiti siano perfettamente compatibili, che Giannini, in fondo in fondo, valga più o meno uno Schettino. Del resto perché dovrebbe essere vero il contrario? Vuoi che un europarlamentare abbia obblighi o vincoli tali da inibirgli la facoltà di gettare il cuore oltre ogni ostacolo? Vuoi che per un mandato piovuto fra capo e collo un intellettuale di spessore non possa valutare con attenzione gli avvenimenti della comunità internazionale? Sta gestendo le sorti dell’Europa, mica la Federal Reserve.

Sarebbe un ragionamento accettabile, se non fosse eticamente discutibile. Essere imparziale ed apparire imparziale è una regola desueta, d’accordo. Ma dedicarsi alla stampa mentre si serve lo Stato può sottrare tempo alla professione e alla vocazione, col rischio di apparire poco credibile sia come giornalista sia come italiano.

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