Brexit, piano con le balle: nota per le redazioni

Bignami per evitare strafalcioni: dal “nuovo referendum” alle “giovani speranze”

Una nota interna dovrebbe circolare nelle redazioni dei quotidiani italiani: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è un dato di fatto, di là dall’adozione in tempi più o meno rapidi delle disposizioni contenute nell’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

La velocità con cui si concluderà l’iter dipende dai rapporti politici del Vecchio Continente e la diatriba fra l’approccio morbido sponsorizzato da Angela Merkel  (“non è il caso di essere cattivi”) e la linea dura, quasi oltranzista, di Juncker, Schulz e Tusk (“Ogni ritardo non farebbe che prolungare inutilmente uno stato di incertezza”) stanno lì a testimoniare quanto sia il metodo e non il merito al centro della contesa.

Quei pennivendoli che, per ignoranza o per approssimazione, esaltano il referendum promosso dai giovani sul web nel tentativo di ribaltare il dato del 23 giugno, mentono o sono male informati. L’elezione di giovedì scorso che ha sancito la Brexit aveva sì carattere consultivo, ma il suo esito ha valore definitivo, vincolante e non controvertibile per il Governo inglese. E’ surreale ipotizzare che si possa tornare alle urne finché Oltremanica non votino a favore della causa europeista. Una democrazia così concepita è affetta da evidenti metastasi. Non serve, poi, un particolare genio per comprendere come una petizione online non risponda neanche alla lontana ai prerequisiti formali per indire una nuova tornata referendaria.

Quanto alla dicotomia “vecchi contro giovani”, segnalo una lettura proficua che smentisce parzialmente questa visione romanzata del contrasto generazionale.

Un’ultima postilla va dedicata ai crono-oracoli: finora nessuno Stato membro ha mai esercitato la facoltà di recesso, per cui predire l’addio entro un mese o entro due anni è roba da quote Snai, non da organi d’informazione.

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