Cinquanta sfumature di nero: la destra romana e lo sfascismo

Bertolaso, Storace, Meloni, Marchini. Cos’ha fatto “l’elettorato moderato” per meritare tutto questo? Doveva essere l’occasione buona per rilanciare l’opposizione e invece è diventata una rissa d’osteria.


Bertolaso, Storace, Meloni, Marchini. Cos’ha fatto “l’elettorato moderato” per meritare tutto questo? Doveva essere l’occasione buona per rilanciare l’opposizione e invece è diventata una rissa d’osteria.

Ma come gli è saltato in mente di dire quelle cose su Giorgia Meloni? Sembra essere questo l’interrogativo principale attorno al quale giornali, radio e mezzi d’informazione stanno ruotando vorticosamente da questa mattina. Protagonista della scena è lui, Guido Bertolaso, già capo della Protezione Civile ai tempi del Cavaliere e adesso candidato unitario del centro-destra nella Capitale.

Unitario mica tanto, perché al netto di primarie farlocche come poche – consultazioni bulgare usate dall’establishment forzista per chiedere ai romani un giudizio sulla sua figura – Alfio Marchini gli contenderà l’area moderata, l’esponente di Fratelli d’Italia si butterà a destra (con l’ausilio di Salvini, romano nell’anima proprio) e Francesco Storace, lo stesso che vuol chiudere gli esercizi indiani qualora i marò non dovessero tornare tempestivamente a casa, ritiene sin da ora di avere legittime chances.

Questa è la cartina di tornasole di ciò che ha prodotto l’area conservatrice nel cuore del panorama politico italiano. La corsa al Campidoglio dovrebbe essere una palestra istituzionale utile a formare una nuova leva politica chiamata, domani, a governare il paese o quantomeno l’opposizione. E’ così in tutta Europa, non si capisce perché a queste latitudini si debba fare eccezione. E invece le amministrative sono diventate l’occasione buona per fare gazzarra, il pretesto per un regolamento di conti, tanto miope quanto suicida.

E dire che dall’altro lato della barricata non hanno fatto nulla, ma proprio nulla, per rendere impervio il cammino alle forze di opposizione: l’epilogo della gestione Marino è stato un film horror, con una venatura trash “molto pulp, pure troppo” avrebbe detto Bebo Storti; gli stracci volati nel Pd hanno fatto il resto e l’ascesa di Giacchetti, alla fine della fiera, è risultata una scelta non troppo convinta.

Dei Cinque Stelle si sa lo stretto indispensabile: non hanno macchie nel casellario giudiziario, vogliono rivoltare la metropoli come un calzino ma sono vincolati da un mandato spirituale ed economico al duo d’intellettuali Grillo-Casaleggio. Il loro programma si articola in una serie di luoghi comuni che farebbe impallidire qualsiasi amministratore di condominio, tale è il livello di spensieratezza con cui è stato redatto. Ma tant’è.

E’ a destra che si consuma la battaglia degli ultimi: candidati privi della benché minima speranza di trionfare, determinati a guastare i sogni di gloria delle leadership nazionali, siano esse leghiste o italoforzute. Dal post-fascismo allo sfascismo: il passaggio è completo.

Bertolaso, ospite negli studi di La7, ha liquidato la candidatura della Meloni come intempestiva, suggerendole di tornare ai fornelli e dedicarsi al suo stato interessante, che richiederà impegno e abnegazione nei prossimi mesi. Apriti cielo, è scoppiato un pandemonio. Il ruolo della donna nella società moderna è stato messo in discussione e giù a darsi mazzate sulla bontà delle argomentazioni tirate in ballo da “Re Guido”: una donna incinta può amministrare Roma? In questo momento storico è una scelta fattibile? La parità è stata raggiunta o è un feticcio ostentato l’8 marzo?

Il tono del dibattito si è scaldato e il carattere delle risposte è stato boldriniano, ossia scontato e noioso. Ora, può l’eventuale maschilismo di Bertolaso essere l’argomento del giorno? Possiamo giudicare la sua capacità amministrativa per un pregiudizio eventualmente espresso in uno studio televisivo, quando – semmai sussistesse il minimo dubbio – c’è il disastro della Protezione Civile che dovrebbe fugare ogni obiezione?

Da L’Aquila in poi, l’uomo ha dimostrato di essere allergico al rispetto delle regole, inadatto a compiti istituzionali, andando incontro a pesanti accuse giudiziarie: i capi d’imputazione, corruzione e scambi di favori, hanno raccontato la storia di appalti poco trasparenti, di massaggiatrici usate come cadeau in feste di spiccato buongusto. Senza contare l’omicidio plurimo ipotizzato per il disastro sismico e le scelte, assai poco edificanti, di procedere a fine mandato con una raffica di assunzioni a tempo indeterminato da guinness dei primati.

Questo è il jolly scelto da Berlusconi per la presa di Roma. La città eterna sentitamente ringrazia.

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0 pensieri riguardo “Cinquanta sfumature di nero: la destra romana e lo sfascismo”

  1. ma non siete stanchi della sinistra di merda.La sinistra delle tasse e delle bugie ???
    Ancora non vi basta ??? La sinistra delle ingiustizie. Povera ITALIA. Pecoroni.

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