Da Damasco a Kunduz: chi tira la carretta?

Barack Obama
Barack Obama

I limiti del realismo visionario. Sul dossier siriano il presidente degli Stati Uniti ha inaugurato un nuovo approccio, che potremmo definire ispirato a un “realismo visionario“. Di fronte ai vecchi neocon, sostenitori accaniti del regime change, o ai pragmatici come Putin (contro l’Isis servono alleati e Assad, l’Iran e l’Iraq stanno lì, pronti a muoversi in nostra vece), Obama si schermisce, rilevando come lo Stato Islamico vada sì contrastato, ma senza supportare il satrapo destituito. Quali partner regionali voglia interpellare il Dipartimento di Stato è ancora un mistero, così come buio pesto vige sull’eventuale capacità di questi ultimi di muoversi nel ginepraio di Damasco. Certo è che la Casa Bianca non intende spendere un solo dollaro per supportare la causa di chi ha utilizzato armi contro i propri civili. E’ l’antitesi della dottrina Kissinger: “sarà anche un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana” con riferimento ai tiranni sostenuti in passato dalla più grande democrazia d’oltreoceano. Il problema è il seguente: la visione di Kissinger aveva una ratio e portava a un equilibrio regionale, costruito sulle ceneri della retorica dei diritti umani, offerti alla stampa un tanto al chilo e secondo le stagioni. La strategia di Obama, più nobile sotto il profilo umanitario, non sembra avere sbocchi di là dall’impasse cui stiamo assistendo da quattro anni a questa parte. Si valutano i raid aerei, si fa appello al multilateralismo, ma se alla fine della fiera colpisci nel mucchio e dall’alto, sparando a vista sull’ex rais e sui suoi oppositori, quanti civili disincantati dalle oscenità della guerra pensi di ammaliare? Una exit strategy, quale che sia, non può non tenere in debita considerazione la dimensione militare e la presenza sul campo dei marines. Soltanto garantendo la sicurezza del territorio sarà possibile consolidare un eventuale accordo politico per la pacificazione. Un accordo indispensabile se si punta a disarcionare il Califfo, il quale – pur non godendo di buona salute – riesce a guadagnare credibilità innanzi all’opinione pubblica mussulmana. La defenestrazione di Assad non è in discussione in una road map di lungo periodo, ma perché metterla sin da subito all’ordine del giorno?

Buongiorno principessa. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha detto che la situazione in Siria è inaccettabile: 48 mesi di stasi hanno prodotto una paralisi diplomatica del Consiglio di Sicurezza, alimentando una crisi che va arginata celermente. Menomale che dal Palazzo di Vetro sono arrivate queste precisazioni, perché l’esodo di massa dei profughi e il confronto internazionale sul regime di Damasco non avevano ancora trasmesso all’opinione pubblica la reale contezza della posta in gioco. Adesso che l’Onu certifica il pericolo possiamo iniziare seriamente a discuterne. Domandona alla Gerry Scotti: fintantoché spira un’aria di rinnovata consapevolezza a quelle latitudini, due parole – brevi, sommesse – sull’ascesa dei sauditi al Consiglio per i diritti umani le possiamo spendere oppure no? Serviranno altri quattro anni prima di fare ammenda?

Mullah, che stai a fa’? Kunduz City è caduta sotto i colpi di mortaio inferti dai talebani. Nella giornata di ieri la città è capitolata all’assedio dell’Ancien Régime. Adesso le forze di sicurezza, coadiuvate dagli aerei americani, stanno tentando di riprendere il controllo del capoluogo provinciale. In mattinata la controffensiva ha portato buoni frutti, con la riconquista della prigione locale e del quartier generale di Polizia.

Je Ne Suis Pas Charlie. La celebre rivista satirica d’oltralpe, Charlie Hebdo, prima ha rinunciato alla sua mission, irridere tutto e tutti in nome della libertà d’espressione, sacrificata sull’altare dell’integralismo islamico; poi ha abiurato la propria memoria storica, perdendo le matite di Patrick Pelloux e Luz, ultimi due superstiti alla strage. Il primo, in particolare, aveva tentato di scuotere l’opinione pubblica contro l’offensiva islamofascista in corso. Nulla da fare, la guerra subdola ha avuto le sue vittime.

L'angolo del tempo - 29 settembre
1902: muore soffocato dalle esalazioni di una stufa Emile Zola.
1936: il caudillo Francisco Franco viene nominato dalla Giunta di Difesa Nazionale Generalissimo degli eserciti di terra, di mare e di aria". E' il preludio alla guerra civile.
1944: i nazisti compiono il massacro di Marzabotto, uccidendo 195 persone.

Te la do io l’indipendenza. Se doveva essere un plebiscito, un modo per rompere le uova nel paniere al governo centralista di Madrid, il putsch elettorale è miseramente fallito. Se però voleva essere un modo, ancorché sottile, di evidenziare lo spirito autonomista più che indipendentista della regione, allora la tornata elettorale che si è appena conclusa potrebbe portare in dote un ricco bottino. Sì, perché dietro la strategia di Mas, dietro il tentativo di spacciare le resistenze catalane come quelle del Quebec o della Scozia, dietro – insomma – il tentativo di costruire ex novo un’identità nazionale, potrebbe anche celarsi una strategia politica tesa a ottenere maggiori margini di manovra sul fronte delle risorse finanziarie. Rajoy, però, non è uno sprovveduto e sta pensando alle contromisure del caso. Per legare indissolubilmente i destini del territorio a quelli del governo centrale, il premier potrebbe riconoscere la legittimità di un quesito referendario, a patto che esso sia posto all’intero corpo elettorale nazionale. L’esito sarebbe scontato, considerando che dalla Catalogna arriva un quinto della ricchezza iberica.

Porcello silurato. La Lega Nord ha manifestato stupore innanzi alla scelta compiuta dal presidente Grasso, il quale ha respinto i milioni di emendamenti presentati al Senato da Roberto Calderoli. L’abnorme numero, hanno sottolineato gli uffici di Palazzo Madama, poteva ingolfare i lavori a tempo indeterminato. Così la seconda porcata dell’ex ministro verde, cui ancora dobbiamo una stupenda legge elettorale, si è dissolta come neve al sole, con buona pace del software programmato per scatenare l’inferno in aula. Del resto era stato lo stesso rappresentante del Carroccio a ironizzare: “esaminandone uno al minuto ci vorrebbero 157 anni“.

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