Da Mineo a Cernobbio, passando per Berlino

Matteo Renzi in visita a Cernobbio
Matteo Renzi in visita a Cernobbio

Bastardi senza gloria: In un modo o nell’altro è sempre colpa della Germania. Quando i tedeschi si disinteressavano delle questioni migratorie, la Merkel era affetta da strabismo e sfruttava la cooperazione comunitaria solo per salvaguardare la sua posizione di forza all’interno della moneta unica. Di più: come insegnava Gramellini, la sordità del Cancelliere alle richieste di una bambina palestinese rappresentava non già il volto austero della legge, ma la cartina di tornasole di un modo disumano di concepire la politica. Adesso che Monaco di Baviera apre ai profughi, con un giubilo di applausi, i mangia-crauti restano meschini, perché con le loro concessioni non si sono curati della sovranità ungherese o delle obiezioni possibili degli altri partner continentali. Tant’è.

Razza padrona. Renzi è in campagna elettorale, quindi prepariamoci a tornare alle urne nel giro di un anno e mezzo. Il premier è andato a Cernobbio, laddove in passato aveva snobbato il workshop Ambrosetti denunziando al pubblico ludibrio i limiti e le distorsioni del capitalismo relazionale. Oggi si rispolvera un Blair d’annata: l’approvazione di chi ha i quattrini è un segno di accreditamento nei circoli illuminati, non una macchia infamante sul proprio curriculum laburista. E siccome chi ha i quattrini di norma muove anche voti, voilà Renzi si prende gli applausi e promette tagli alle tasse. La domanda inevasa è sempre la stessa: la copertura finanziaria dove la trova il buon Padoan? Spending review o debito? Questo è il dilemma.

Ancora tu, non mi sorprende lo sai. A Cernobbio è spuntato anche Yanis Varoufakis, il pettoruto ex ministro delle Finanze greco, più simile a Schwarzenegger che a Karl Marx. Fra un sorriso ai fotografi e un autografo ai curiosi, Big Jim si è fronteggiato con Mario Monti, nelle consuete vesti del ragionier Filini. Sponsor ufficiali: valeriana e maalox plus.

Bella ciao, bella fraté. L’ex premier greco, Alexis Tsipras, non se la passa granché bene. I sondaggi segnano una pericolosa inversione di rotta per Syriza, minata dal consenso crescente attorno agli scissionisti di lotta-e-chi-se-ne-fotte-del-governo. Un fattore assolutamente inedito nella storia della sinistra europea. Quanto all’oculatezza del “marciare divisi per colpire uniti“, chiedere ai compari della Die Link, il cui trionfo elettorale è coinciso con la sterilizzazione parlamentare della sinistra tutta, in favore di Frau Merkel, ormai regina incontrastata della ex DDR.

L’uomo nero con l’anello al naso. Salvini va in visita al Cara di Mineo e attacca tutti: Alfano e Renzi? “Incapaci“. L’Unione Europea? Se ne fotte di noi. Il ruspante leader del Carroccio se la piglia pure con la Chiesa. Mons. Calogero Peri?Si candidi con Rifondazione Comunista e prenda i voti, poi ne riparliamo“. Peri i voti giusti li ha già presi. Salvini si accontenta di quelli delle urne. Da duemila anni preferiamo Barabba.

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