Il cappio di Erdogan: io sono la democrazia

Il leader dell’Akp mette le opposizioni innanzi all’irricevibile aut aut e alza il tiro contro l’Unione Europea: Merkel e Mogherini nel mirino della Turchia

Una trappola per imporre al paese l’ennesimo giro di vite, una manovra pensata per costringere le opposizioni a sostenere l’Esecutivo. Recep Tayyip Erdogan nella giornata di ieri ha sollecitato le forze della minoranza a scendere in piazza per partecipare, domenica prossima, alla manifestazione in difesa della democrazia organizzata a Istanbul.

A tirare le fila dell’iniziativa sarà l’Akp, il movimento che risponde in maniera verticistica ai diktat presidenziali e che dovrebbe issare, in quell’occasione, il vessillo della resistenza turca contro il colpo di Stato organizzato da una frangia delle forze armate.

I partiti d’opposizione, in particolare i repubblicani del CHP e i nazionalisti del MHP, dovrebbero così partecipare a un’adunata di piazza che porterà inevitabilmente a rafforzare l’immagine pubblica di chi guida la Turchia. Qualora le opposizioni non dovessero supportare l’iniziativa, lo stesso Erdogan potrebbe puntare l’indice contro di esse, tanto che in molti – ad Ankara – temono una nuova ondata d’arresti per la prossima settimana. Il principio è chiaro: se non sostieni il governo democratico vuol dire che trami contro di esso.

Sotto questo profilo le parole scandite dal ministro Fikri Isik non lasciano presagire nulla di buono: nel corso di un’intervista alla Cnn turca sui mandati di cattura emessi dopo lo sventato putsch militare, l’esponente dell’Esecutivo ha precisato che all’appello mancano ancora 311 effettivi dell’Esercito, fra cui nove generali. Il loro mancato arresto lascerebbe intuire la forza della rete protettiva che ruota attorno al movimento di Fetullah Gülen, indicato dal presidente come stratega occulto del colpo di Stato. L’Hizmet, la sigla creata dal predicatore incriminato, sarebbe stata scalfita ma non debellata dalla penisola anatolica, almeno a detta dei sodali di Erdogan.

E qui si arriva alla fase due del piano disposto dal presidente per imporre la sua autorità anche sulle scuole militari: fino a nuovo ordine, infatti, esse saranno chiuse e la formazione degli ufficiali e dello Stato maggiore verrà affidata in blocco alla futura Università della Difesa Nazionale, creata ad hoc dal Ministero competente per estendere il controllo politico su chi veste l’uniforme.

Sotto il versante diplomatico, poi, Erdogan continua il braccio di ferro con l’Unione Europea. Rispondendo a Federica Mogherini, Alto rappresentante del Vecchio Continente per la politica estera, Erdogan ha rivendicato la legittimità delle purghe eseguite dopo il 15 luglio, chiedendo quale posizione avrebbe assunto la stessa Mogherini se a essere bombardato fosse stato il Parlamento italiano con 238 morti in tutto il paese. Erdogan si è spinto in un paragone storico fra Gülen e Licio Gelli, spiegando come la ramificazione criminale della rete che risponde al religioso residente in Pennsylvania sia speculare, per certi versi, alla vecchia loggia P2.

Al capo dell’ambasciata tedesca ad Ankara, invece, è stato fatto pesare il diniego di Berlino alla manifestazione di Colonia, organizzata dalla locale comunità turca per difendere i capisaldi della democrazia nel proprio paese d’origine. Il leitmotiv è sempre lo stesso: perché l’Occidente tentenna innanzi a chi ha tentato di sovvertire l’ordine costituito? Il ragionamento è pretestuoso poiché i dissapori con la Germania non sono certo legati alle vicende delle ultime ore.

Dopo il caso del comico Jan Böhmermann, autore di una dissacrante imitazione del “saladino turco” censurata dal governo tedesco in seguito alle pressioni diplomatiche di Ankara, e dopo le proteste per il riconoscimento del genocidio degli armeni da parte del Bundestag, la Germania non poteva tollerare che un capo di Stato straniero facesse appello a una minoranza integrata nei propri confini per riscaldare gli animi ed esercitare così una pressione indebita verso la Cancelleria.

Ripercorrendo gli attriti degli ultimi mesi, Lorenzo Monfregola su Gli Stati Generali ha parlato di un contro-colonialismo in terra tedesca. Una lettura che prende quota, col passare dei giorni, visto l’atteggiamento di protervia tenuto dal presidente turco.

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