E’ iniziato il dopo Merkel?

L’avanzata dell’Afd a Berlino segna uno spartiacque e mette in crisi l’equilibrio politico consolidato. Seppellire la Cancelliera è però prematuro…

Angela Merkel - Chancellor of Germany

L’avanzata dell’Afd a Berlino segna uno spartiacque e mette in crisi l’equilibrio politico consolidato. Seppellire la Cancelliera è però prematuro…

La costante crescita elettorale dell’estrema destra tedesca, il filotto di vittorie conseguite dall’Adf di Frauke Petry, suona come un campanello d’allarme per l’intera Europa. Dietro l’avanzata del movimento euroscettico a Berlino, dietro il trionfo di un partito che ha fatto del contrasto all’immigrazione la pietra angolare della propria proposta politica, si possono intravedere alcuni elementi di rottura destinati a incidere sull’equilibrio dell’intero blocco continentale.

Il mito dell’insostituibilità

Il sistema tedesco è stato congelato per lungo tempo grazie all’egemonia esercitata dal partito conservatore, la Cdu, e alla sostanziale incapacità dei socialdemocratici di progettare un’alternativa di governo realmente percorribile. Angela Merkel ha fatto così della sua insostituibilità l’elemento cardine dell’assetto parlamentare nelle ultime legislature: il potere non l’ha mai logorata, almeno finché l’Esecutivo non ha deciso di affrontare la crisi siriana col piglio della grande potenza, aprendo i confini ai migranti e ai profughi di guerra.

La sconfitta a Berlino

Il coraggio mostrato in un frangente assai complesso dalla Cancelliera è stato pagato a caro prezzo nelle urne: da un anno a questa parte la seducente opposizione di Petry – quel “nein” scandito a qualsiasi nuovo ingresso – ha permesso a una forza politica qualunquista e xenofoba di guadagnare visibilità, mostrando le crepe esistenti nella maggioranza. Sta diventando uno schema transnazionale: i toni livorosi e le soluzioni semplicistiche a problemi complessi portano facili consensi, abbassando il livello del dibattito sino a trasformare il confronto in una sfida a chi la spara più grossa.


Una tornata amministrativa non ha lo stesso valore di un’elezione politica su scala nazionale, è chiaro. Tuttavia Berlino, per forza di cose, non può essere considerata una città come le altre: il test elettorale nella capitale non verrà quindi ridimensionato con sufficienza dall’establishment cristiano-democratico.

L’instabilità economica della “locomotiva tedesca”

Alle difficoltà sulle politiche d’integrazione si aggiungono sia i problemi del circuito bancario coi titoli derivati sia, soprattutto, l’eccessiva dipendenza del paese dalle esportazioni estere. La Bundesbank due giorni fa ha annunciato che l’economia potrebbe rallentare nel terzo trimestre: considerata la scarsa predisposizione del sistema-paese ad adeguarsi ai cambiamenti strutturali del mercato globale, le fibrillazioni all’orizzonte rischiano di costituire un’autentica minaccia per il risparmiatore medio.

La Germania europea

Un’Unione già sconvolta dalla Brexit, incapace di definire la rotta futura che l’intera Comunità dovrà seguire, si trova così alle prese con le difficoltà interne vissute dal proprio azionista di maggioranza, quel paese che ha esercitato finora la leadership necessaria per far sì che la costruzione comunitaria non cedesse alle spinte dei pusillanimi dell’Ue, fossero essi le cicale del debito o gli egoisti del filo spinato.

Molto si è discusso, in passato, sulla vocazione tedesca a concepire un’Europa germanizzata più che una Germania europea. Con la Cdu è stato vero il contrario: la volontà della Merkel di assumere determinate responsabilità, anche in barba alle rilevazioni demoscopiche, va letta in questa direzione. Il risultato? Una conclamata debolezza sul piano interno ha fatto emergere un rigurgito della vecchia politica nazionalista che, adesso, rischia di travolgere le scelte ad ampio respiro della Cancelliera.

La fine di un’era: siamo entrati nel dopo Merkel?

È presto per dire se tutto andrà a rotoli. Come ha evidenziato Der Spiegel, Angela Merkel ha ancora diverse frecce al suo arco. La Cancelliera esercita sempre un forte appeal presso la propria base elettorale, appeal che le garantisce un margine fra gli otto e i dieci punti di vantaggio rispetto al primo partito d’opposizione.


L’Spd di Sigmar Gabriel non persuade gli indecisi ed è minacciata, sul piano elettorale, non soltanto dalla sinistra dura e pura di Die Linke, ma anche dai populisti dell’Adf, in ascesa nelle classi meno abbienti. L’idea di una coalizione rosso-verde allargata agli ambientalisti può andar bene per le tornate amministrative, ma nei sondaggi appare meno attraente su scala nazionale. La sola minaccia di una simile intesa potrebbe avere l’effetto contrario: rafforzare la Cdu, riportando l’armonia fra i cristiano-democratici e i bavaresi della Csu, da qualche tempo in rotta con Merkel.

L’Unione in bilico

In generale gli investitori guarderanno con attenzione ai futuri sviluppi di Berlino. La crisi greca, l’instabilità italiana (occhio al referendum costituzionale), l’addio del Regno Unito alla “casa comune”, l’offensiva quotidiana di Le Pen oltralpe rappresentano – nel loro insieme – incognite pesanti per l’Europa che verrà. L’eventuale tracollo della Merkel sarebbe un salto nel buio: il preludio a una traversata nel deserto sulla cui riuscita non tutti gli osservatori sono pronti a scommettere.

Rispondi