Governatori presentabili: perché in Sicilia non è tutto da buttare

Il marcio resta, ma mai come in questo frangente i siciliani hanno avuto tanta libertà di scelta fra candidati “rispettabili”

Nella campagna elettorale siciliana l’impresentabilità di taluni candidati è stato l’elemento centrale dello scontro politico.

I Cinque Stelle, sulla carta alfieri di un nuovo modo di fare politica, hanno puntato l’indice contro le liste del neo-governatore, Nello Musumeci, spingendosi fino al punto di rottura.

Il mancato riconoscimento della vittoria dell’avversario, la contestazione di un’ascesa “inquinata” dalle vecchie consorterie, rappresenta infatti il punto di non-ritorno del confronto, il momento in cui le stesse basi democratiche vanno in frantumi. Se non si riconosce la legittimità del voto, la controparte sarà sempre usurpatrice, messa lì in spregio alla volontà popolare. Tant’è.

A dispetto di questa insanabile frattura, figlia del teatrino dei pupi palermitani, le elezioni offrono un quadro incoraggiante su cui occorrerebbe riflettere.

Sì, è vero, le vecchie baronie politiche e i personaggi ambigui si sono riciclati, trovando ampia ospitalità a destra come a sinistra. È una dote che appartiene alla nostra storia: ogni richiamo a Tomasi di Lampedusa sarebbe inflazionato e dai tempi di Depretis “in continente” non regnano orsoline.

Ciononostante nessuno, ripeto nessuno, ha messo in discussione l’onestà e la rispettabilità politica dei candidati alla poltrona di governatore.

Musumeci, è stato detto, è persona perbene, affiancata da figuranti sinistri abituati a muoversi ai margini della legalità. Sarà vero, sarà falso, certo è che la probità dell’uomo non è stata attaccata frontalmente.

Fabrizio Micari, padre della “rivoluzione gentile”, è stato criticato per l’assenza di carisma, ma nessuno ha messo in dubbio la sua trasparenza, la sua pulizia, perfino la buona fede in una battaglia tendenzialmente suicida.

Claudio Fava è stato l’emblema della lotta a padrini e potentati: la lista “i cento passi” conteneva un richiamo esplicito al ripudio di ogni connivenza, nella memoria di Peppino Impastato.

I grillini, infine, con Giancarlo Cancelleri hanno scelto una candidatura istituzionale, pulita, al di là di ogni diatriba parlamentare, di ogni eccesso mediatico dettato dal calcolo propagandistico.

In una terra che ha avuto esperienze amministrative poco felici e governatori tradotti in carcere per mafia, dare per assodata l’onestà di chi siederà ai vertici della Regione non sembra poca cosa. Fino a prova contraria, ovviamente.

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