Grecia, Tsipras torna sui suoi passi: pronti a chiedere aiuto anche senza pistola alla tempia

Il governo greco deve muoversi in fretta: se entro fine mese non otterrà la proroga agognata, il banco potrebbe saltare. Così la promessa della dracma potrebbe diventare una minaccia ineluttabile

Wolfgang Schäuble
Wolfgang Schäuble

Dovrebbe arrivare oggi, sul tavolo dell’Eurogruppo, la richiesta di aiuti da parte del governo greco. Dopo la polemica dei giorni scorsi coi rappresentanti di Berlino, Alexis Tsipras avrebbe optato per il basso profilo, chiedendo una proroga agli alleati europei, sei mesi di tempo per far respirare l’economia regionale. Un sostanziale passo indietro rispetto a quanti, nella stessa maggioranza ellenica, predicavano sino a ieri lo smantellamento delle politiche di austerità, costi quel che costi. Evidentemente lo spettro della dracma, lungi dall’essere una promessa, appare in realtà come una minaccia.

La Commissione, però, si è tenuta le mani libere: di là dalle dichiarazioni mediatiche, infatti, i paesi dell’Eurozona vogliono vedere quali impegni la Grecia intenderà ratificare, quali condizioni vorrà porre ed eventualmente quanta disponibilità al compromesso saprà manifestare. In altre parole, vogliono misurare la serietà del debitore. Non è piaciuta, nelle principali cancellerie, la smania manichea d’individuare facilmente ragioni e torti, buoni e cattivi, quasi che la Grecia – con un semplice colpo di spugna – potesse cancellare qualunque responsabilità della classe dirigente che ha prodotto lo sfacelo odierno. Secondo il Financial Times, particolarmente rigidi sarebbero stati i ministri dell’Economia di Spagna e Irlanda, paesi che stanno facendo i conti col proprio passato senza ricorrere a sotterfugi diplomatici.

Certo è che Tsipras deve fare in fretta, perché il piano di aiuti scade a fine mese e se Atene non otterrà l’agognata proroga, i rischi reali per l’economia nazionale potrebbero avere risvolti inquietanti. Il leader di Syriza può giocare, in tal senso, la carta americana: la ventilata partnership con Mosca ha spaventato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il quale avrebbe mediato con Angela Merkel perorando la causa di Varoufakis. Una defezione di Atene dalla Comunità Europea, nella ricostruzione dello Studio Ovale, rappresenterebbe un problema potenziale per l’intero blocco occidentale, un rischio immane visti i contenziosi aperti con Putin sul versante ucraino. Ragioni politiche contro ragioni economiche, il vecchio dilemma che si ripropone.

A tenere ferma la barra del rigore è il ministro Wolfgang Schaeuble, il quale ha ribadito ieri come il futuro della Grecia sia nelle mani dell’Esecutivo Tsipras: è sulla credibilità di Atene che si gioca la partita, non sui cattivi sentimenti eventualmente nutriti da Berlino. E qui i beninformati raccontano il disappunto espresso dall’esponente dell’Esecutivo Merkel: il paragone irriverente, sull’organo ufficiale di Syriza, con gli uomini delle SS non sarebbe stato gradito. Diritto di satira, per carità, ma la vignetta è stata considerata di cattivo gusto.

Molti esponenti del Parlamento europeo, soprattutto quelli dell’area socialista, stanno tenendo contatti coi deputati greci: l’invito esplicito è ad essere prudenti, a non esagerare con le schermaglie giacché il futuro del paese si giocherà probabilmente entro il fine settimana. Presentare come un carnefice agli occhi della pubblica opinione colui che può cambiare le sorti della gara non appare un’operazione particolarmente lungimirante.

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