Il conflitto d’interessi c’è, ma non è quello della Boschi

Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi
Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi

Separare i fatti dalle opinioni va benissimo, purché non si proceda con metodo arbitrario valorizzando le opinioni a dispetto dei fatti. La polemica che sta montando attorno a Maria Elena Boschi rischia di travolgere non già il Governo, ma l’unica operazione trasparenza che è lecito attendersi in questo frangente, quella che la magistratura deve condurre ex post.

Il problema, infatti, non sta nell’eventuale conflitto d’interessi a carico del Ministro delle Riforme, ma nelle regole poco trasparenti che hanno permesso a quattro piccole banche di produrre debiti colossali, eludendo i meccanismi di vigilanza nel silenzio compiacente di Consob e Bankitalia.

Le risposte messe in campo da Renzi non sono in discussione: né Saviano, né altri autorevoli opinionisti hanno criticato il dettato dei provvedimenti disposti da Padoan. Questo per una semplice ragione: l’operazione di bail-in era l’unica possibile per preservare le parti sane degli istituti coinvolti, vale a dire le filiali, i dipendenti e i crediti ragionevolmente esigibili. L’istituzione di una bad bank era, dunque, la via obbligata, giacché l’Europa monitora gli aiuti di Stato e l’eventuale salvataggio sarebbe finito ben presto nel mirino dei partner del Vecchio Continente.

Sulla carta, è bene ricordarlo, nessun risparmiatore ha perso il proprio patrimonio. I depositi non sono stati toccati. Ad essere presi di mira sono stati gli investimenti in prodotti finanziari venduti dalla banca. E qui si entra nel vivo del problema: perché dalle reiterate denunce dei risparmiatori, gli istituti avrebbero truffato i propri clienti costringendoli a comprare titoli ad alto rischio per avere un mutuo o per non vedersi revocato un fido. E’ questa la condotta teoricamente illecita che dovrà essere valutata, al netto della retorica sul rapporto fiduciario fra banca e cliente, un rapporto che si svuota di significato nel momento in cui la banca – lungi dall’agire in qualità d’intermediario – vende in presa diretta i propri prodotti tossici.

L’obiezione di fondo, presentata da chi difende il buon nome degli istituti, è che gli atti firmati dai clienti spiegavano nel dettaglio i rischi connessi alle attività. E’ vero, la legge non ammette ignoranza, ma rimandare le fortune di un cliente alla sua capacita di analizzare nel dettaglio pagine e pagine di burocratese è un’operazione eticamente discutibile oltreché politicamente miope. Non a caso Luigi Guiso, professore di Economia all’Einaudi Institute for Economics and Finance, ha spiegato:

La nuova normativa sulla risoluzione delle crisi deve essere l’occasione per porre fine al collocamento di obbligazioni bancarie come lo abbiamo conosciuto finora: ovvero direttamente presso la clientela, con il cliente spesso spinto verso l’acquisto che massimizza le commissioni dell’intermediario e non verso quello che è il miglior investimento per lui.

È un fatto noto e documentato dalla Consob che un’obbligazione emessa da una banca e collocata direttamente presso la propria clientela tende a rendere (molto) meno della stessa obbligazione collocata presso investitori sofisticati. E spesso rende meno di un titolo del debito pubblico, che non ha rischio di fallimento comparabile ed è facilmente liquidabile. Questa è evidenza chiara e non equivoca che i risparmiatori al dettaglio non sanno riconoscere e prezzare il rischio della banca, contrariamente a quanto implicitamente assunto nel nuovo meccanismo di risoluzione. Ma allora bisogna prevedere che le obbligazioni bancarie siano inizialmente collocate esclusivamente presso gli investitori istituzionali, e entrino nei portafogli degli investitori al dettaglio solo attraverso il mercato secondario o indirettamente, via l’acquisto di quote di fondi“.

Per vigilare sugli illeciti – prosegue il docente – è opportuno, ove non indispensabile, istituire un’authority preposta esclusivamente a tali mansioni, che abbia come faro l’interesse del risparmiatore. Un modo forbito ed elegante per superare l’attuale sistema di vigilanza, assai compromesso con ogni evidenza.

Va valutata infine, e minuziosamente, la retorica sulla solidità del nostro sistema bancario: quella retorica che ha consentito a chi esercitava le funzioni di garanzia di cullarsi fra gli allori, salvo trovarsi – in piena emergenza – a guardare sotto la Porta di Brandeburgo in cerca di cattivi da additare.

E qui si arriva a un’altra raffica di domande pertinenti cui non viene dato il debito risalto:

Chi ha davvero effettuato la scelta dei crediti deteriorati passati alla bad bank? Chi ne ha giudicato la qualità dei collaterali e delle garanzie escutibili? Le 4 banche commissariate? La vigilanza di via Nazionale? Il Fondo di Risoluzione bancario, creato a via Nazionale e che in teoria dovrebbe essere indipendente e separato dalla vigilanza? Ma come avrebbe potuto farlo, se era stato creato solo un paio di giorni prima? Chi ha deciso insomma l’abbattimento dell’83% del valore di cessione dei NPL alla bad bank rispetto a quelli di libro? Bankitalia dice che è stata Bruxelles a imporlo. Esiste un documento che lo certifichi, e che abbia dunque impedito un giudizio per classi e qualità dei crediti?”.

Domande inevase sinora, mentre in Parlamento arriva la mozione di sfiducia per Boschi. Il classico specchietto per le allodole.

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0 risposte a “Il conflitto d’interessi c’è, ma non è quello della Boschi”

  1. posso affermare con certezza assoluta che nessun bancario/banchiere delle quattro fallite verrà ritenuto colpevole e condannato per aver frodato (derubato) onesti cittadini la cui sola colpa è quella di essersi fidati della banca che gestiva i loro risparmi da anni.
    accetto scommesse, dieci contro uno… (e non sono il mago di arcella..)

    1. Scommettere sull’impunità in Italia non è così difficile. In compenso, dopo un lungo “dibbattito”, arriveremo ad una soluzione di compromesso: inaspriremo le pene che qualcuno continuerà sistematicamente ad eludere. Nulla si deciderà, invece, sul problema a monte: del resto lo sforzo di rigore basterà per conquistare i titoli dei quotidiani.

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