Il rigurgito antisemita: come il web vede Israele

10557449_10152540810756061_1966473982064119321_nGiusto ieri mi capitava di vedere un’immagine idiota come poche, promossa sui social network dai profeti della cosiddetta cultura nonviolenta: essa raffigurava un soldato israeliano, inquadrato da uno zelante cameraman con una vistosa fasciatura sull’indice della mano sinistra. Nel frattempo ai piedi del mercenario ebreo – utilizziamo un linguaggio consono, senza la pruriginosa retorica del politicamente corretto – giacevano le vittime palestinesi, i corpi delle donne e degli uomini di Gaza, rimossi da una sapiente inquadratura. Il tutto sotto la becera scritta “zionist propaganda“, con l’immancabile invito “open your eyes“.

L’immagine in sé evoca ben poco: porta più che altro alla mente il campionario della satira nazista, tali sono i toni e la morale che essa sottende. Avrei potuto relegare tutto nell’oblio, o meglio ancora nello scarico del water, se dopo poche ore sullo stesso monitor non avessi letto la notizia dell’attentato a Gerusalemme.

Quattro persone sono state falcidiate nella propria sinagoga, a colpi di pistola o di mannaia, secondo i gusti e le possibilità degli attentatori. L’attacco è stato rivendicato da Hamas, quel movimento politico che nella maledetta “striscia”, pur interpretando un legittimo disagio, fa il bello e il cattivo tempo, supportato dalla silente compiacenza delle potenze del Vecchio Continente.

Non so francamente quale immagine sia più oscena: se quella degli attentatori, che in Israele cagionano la morte, o quella dei loro sfigati supporters occidentali, pronti a fare la rivoluzione coi soldi di papà. Ora, il Medio-Oriente è scosso dall’ennesimo vento di guerra, ma nel cosiddetto “mondo libero” gli spifferi di demenza hanno annichilito l’opinione pubblica. “Restiamo umani”, dicono i sanculotti all’amatriciana, prima di rovesciare per terra una serie di luoghi comuni che puzza di zolfo. E se da un lato i fondamentalisti islamici offrono un banchetto di dolci per celebrare l’impresa, dall’altro o si alzano i calici o si progetta qualche nuova vignetta, ché i conati, nella vita, non sono mai abbastanza.

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