In difesa degli ebrei: Le Pen spezza le catene del Fronte e punta all’Eliseo

Francia: elezioni locali, nel sud Fronte nazionale in testa
Foto: Ansa / Yoan Valat

Il tema del parricidio in politica non è certo una novità. Un paese come il nostro, che ha vissuto una pur blanda “rottamazione” invocata dall’attuale Presidente del Consiglio nell’ottica del ricambio generazionale, lo sa bene. Certo, da italiani abbiamo fatto prevalere le nostre peculiarità: abbiamo tentato di moderare i toni, di sfumare le posizioni, fino a rendere le fratture quasi inesistenti. Il metodo Cencelli, la spartizione delle cariche secondo logiche correntizie, ha sicuramente agevolato l’opera di ricostruzione degli equilibri perduti al Nazareno, così il Pd ha potuto celebrare l’ascesa di Orfini alla presidenza dopo la sbiadita parentesi cuperliana.

In Francia si è tornato ad invocare “l’assassinio del padre” come tema all’ordine del giorno, perché Marine Le Pen – leader del Fronte Nazionale – rompendo gli indugi ha definitivamente accantonato l’antisemitismo del suo predecessore, storicamente schierato in difesa della causa palestinese. E’ il punto di non ritorno perché sancisce la trasformazione del Fronte in qualcosa di diverso.

Se esiste una Ligue de défense juive, significa che un gran numero di ebrei si sente in pericolo. Sentono che in Francia si sta affermando un nuovo antisemitismo, innescato dalle conflittualità tra comunità” ha affermato la segretaria del più importante movimento dell’estrema destra europea. Una rivoluzione a tutto tondo, che sancisce la definitiva erosione dei rapporti familiari. Non a caso Jean Marie, sabato scorso, aveva tentato di rivendicare il sostegno incondizionato alla causa di Hamas, un sostegno peraltro già espresso nel recente passato in numerosi interventi pubblici.

E qui è arrivato l’altolà di Marine, ferma nel ribadire che il mondo è cambiato, che l’identità del Fronte non può essere statica ma dinamica: la causa israeliana non dev’essere infangata da un pretestuoso odio razziale, retaggio di un fascismo novecentesco che mal si concilia con lo spirito ecumenico della nuova linea; dev’essere semmai inquadrata in un orizzonte più ampio, senza dimenticare che le banlieue francesi bruciano per la presunta “violenza mussulmana”. Si tratta, quindi, di ricalibrare i rapporti, anche per sfuggire a quell’anomalia culturale di chi, da un lato, predicava l’annessione dell’Algeria francese e, dall’altro, contrastava la presenza massiccia d’immigrati islamici nei confini nazionali.

L’idea della donna che sta facendo tremare i polsi agli europeisti parigini è chiara: porre l’accento sui valori repubblicani, spezzare le catene che relegavano il Fronte su posizioni sospette, dando adito ad una modernizzazione che porterà ad ampliare il bacino elettorale. E qui registriamo l’elemento di differenziazione rispetto all’offerta politica d’oltralpe: se socialisti e gollisti solidarizzano più o meno velatamente con la causa palestinese, la destra – pur rivendicando la necessità di trovare un’intesa fra le parti – può guardare a Tel Aviv senza complessi identitari, sostenendo e supportando una causa impopolare che alimenta ulteriormente lo smarcamento ideologico dai “partiti di regime”.

0 pensieri riguardo “In difesa degli ebrei: Le Pen spezza le catene del Fronte e punta all’Eliseo”

  1. il trasformismo per il raggiungimento dell’obiettivo e’ un elemento senza limiti , ma e’ anche vero che solo gli idioti non cambiano mai idea, vuoi perche le situazioni in politica e nel mondo, si evolvono continuamente di conseguenza anche le idee si debbono adeguare.

Rispondi