La loro ragione d'essere è l'esistenza stessa degli Usa

I cadaveri decapitati dei giornalisti occidentali non sono corpi inermi di vittime innocenti: sono un simbolo. Il rituale macabro del video, la costrizione fisica cui vengono sottoposte le vittime, la retorica jihadista infarcita di minacce rappresentano gli elementi coreografici di una perversa liturgia, un ceffone sul grugno dei benpensanti europei.

L’Isis ha uno scopo politico: istituire il califfato. Può sembrare anacronistico soltanto se si guarda alla prospettiva mediorientale da un salotto romano, magari su un televisore in HD. Dietro le parole cariche d’odio, dietro lo sguardo livoroso ed il coltello da macellaio ci sono  pilastri di un revanscismo culturale anti-occidentale, un revanscismo che non rinuncia alla modernità ma disprezza il secolarismo. Del ramoscello d’ulivo offerto da Obama, i tagliagole non sanno che farsene. La loro stessa ragion d’essere contrasta con la sopravvivenza dell’Impero Americano, il Grande Satana di khomeiniana memoria.

jihIl fatto che la rete venga utilizzata come una casella della posta per divulgare messaggi di terrore testimonia quanto i jihadisti stiano sul pezzo. Al contempo il richiamo ad una struttura politica quale il califfato evidenzia la loro volontà di spezzare i tabù liberaldemocratici, di essere non complementari in un sistema internazionale di pesi e contrappesi, ma radicalmente alternativi e opposti alle forze di governo del vecchio “mondo libero”.

Ripudiare questo dato vuol dire non prendere l’Isis sul serio, a dispetto delle minacce e delle tante vite che quotidianamente – in Siria come in Iraq, in Libia come in Afghanistan – rischiano d’incappare nella compravendita di ostaggi.

L’Italia oggi occupa lo scranno centrale della politica estera europea. Sarebbe bello capire qual è la posizione del Governo e della Comunità rispetto all’escalation di violenza in atto. Sempre che una posizione ci sia, di là dal pietismo, dalle facili condanne morali e dal “volemose bene” politically correct.

* Questo mio articolo è stato pubblicato su Libero sabato 6 settembre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *