La sinistra plaude alla troika. E sulla Siria Putin gongola

Matteo Renzi all'Onu
Matteo Renzi all’Onu

Contrordine compagni. Un tempo sfilavano a Piazza Syntagma in maniera scomposta, alla disperata ricerca di una telecamera, di un attimo di visibilità sui media italiani per poter dire “noi c’eravamo, ad Atene noi abbiamo vinto una battaglia storica“. Il Lercio, nella sua genialità, li iscrisse d’ufficio nel PCIPCA, il partito comunista italiano per il comunismo altrui. “Nulla ci fermerà. Per il Comunismo siamo disposti a lottare fino alla morte dei Greci e, se necessario, anche degli Spagnoli” era la frase attribuita a un fantomatico promotore. Eppure, al fondo, qualcosa di vero deve pur esserci se i vari sostenitori di Varoufakis & c. – da Fassina a Civati (a proposito, gran bel risultato!) passando per Brunetta e i 5Stelle – dopo aver contestato il regime tecnocratico comunitario, adesso pretendono che Renzi ascolti la manfrina di Bruxelles e riduca le tasse sul lavoro in luogo dell’IMU. Qualcosa mi sfugge: concordare le condizioni per fornire un prestito a uno Stato debitore è un atto vile e arrogante, degno del peggior regime disumano, un atto che va boicottato e inquadrato nella violazione dei diritti umani; indirizzare le scelte fiscali di un paese membro, invece, non corrisponde a un’ingerenza negli affari interni ma a una necessità di palese evidenza. Resto confuso.

Tu vuo’ fa l’americano. Non è ancora chiara la posizione del governo italiano in merito al dossier siriano. Le operazioni militari francesi e britanniche erano state liquidate come  spot poco proficui, ma – di là dalla critica lapidaria – quale sia il contributo offerto dal Ministro Gentiloni è ancora materiale riservato agli agenti di X-Files. In linea generale il presidente del Consiglio ha voluto incoraggiare l’attivismo russo, evidenziando come il Cremlino dovrà giocare un ruolo centrale per risolvere il conflitto a Damasco. Come da imitazione di Crozza, Renzi ha detto che la Russia è “un grande paese, con una grande storia ed un grande futuro“. Parole al miele per il compagno Putin dopo il braccio di ferro ingaggiato con Mr. Obama. Intanto Mosca non perde tempo: la Camera alta del Parlamento ha concesso alla presidenza l’autorizzazione ad intervenire manu militari in Siria. Detto fatto. L’alleanza, più o meno palese, con Bashar al Assad rafforzerà ulteriormente il ruolo globale svolto dal Cremlino: l’impegno militare, infatti, consentirà a Putin di esercitare, secondo il momento, un ruolo più o meno compiacente rispetto ai desiderata di Washington. Egli potrà parlare con l’ex rais e “fargli presente, quando vorrà e magari al più presto, che la migliore soluzione per tutti e anche per lui sarebbe quella di farsi da parte e cedere lo scettro a un uomo nuovo attorno al quale possa nascere un dialogo nazionale che possa sfociare nella creazione di un governo di transizione e nel ritorno della pace“. Oppure no. Dipende da come la comunità internazionale si comporterà sulle questioni di rilevanza strategica per il governo moscovita.

Tanta stima per le stime. Torniamo in Italia perché Renzi ha incassato altri due piccoli successi. Da un lato, ad agosto, secondo le rilevazioni Istat, è salito il numero degli occupati di 69.000 unità. Il premier, avvezzo a prendersi meriti non suoi, quando ne ha uno lo rivendica in pompa magna e così ha ribadito su Twitter la correlazione fra il Jobs Act e le 325.000 nuove assunzioni. Il capo del Governo ovviamente non dice che senza il QE, l’inflazione in calo e il greggio a bassa quota la ripresa sarebbe un miraggio. Giammai. Il premier glissa sui cicli dell’economia, ché la campagna elettorale è dietro l’angolo, per cui ragionare in maniera intellettualmente onesta con la stampa sarebbe politicamente sciocco oltre che suicida. Intanto la Banca d’Italia promuove l’Esecutivo segnalando una revisione al rialzo del Pil nel secondo trimestre. Si viaggia verso il + 1,5% su base annua. Non male.

L'angolo del tempo - 30 settembre
1955: James Dean muore in un tragico incidente stradale sulla Route 466.
1980: Canale 5 inizia le sue trasmissioni su tutto il territorio nazionale.
2005: Il quotidiano danese Jyllands-Posten pubblica le vignette satiriche su Maometto.

A’mbucato. Lui era lì per caso, si è presentato con le paste in mano, come quei vecchi zii che spuntano ai matrimoni senza essere stati contattati, nella speranza di elemosinare un pasto regale al ricevimento. In questo caso il cenone era uno scatto fotografico da rivendere sui media nazionali. Ignaro Marino c’è, sempre. Potrebbe spuntare anche adesso nel vostro salotto, in virtù degli storici rapporti che lo legavano a improbabili amministratori di condomini sorti e abbattuti sullo stesso terreno demaniale su cui adesso è casualmente edificata la vostra casa. Lui viene, saluta e se ne va. Fare incazzare un Papa alla vigilia del Giubileo? Fatto.

Radio Londra assume Clark Kent. “Voglio eliminare l’ingiustizia dal Regno Unito“. Jeremy Corbyn, il Mario Capanna di Chippenham, ha dismesso gli abiti del leader laburista per indossare quelli del Superman d’oltremanica in occasione dell’assemblea di partito a Brighton. Cameron e i suoi uomini sono stati accusati di aver alimentato le iniquità presenti nella società britannica, acuendo i disagi delle classi povere. Il governo, lavorando alacremente a un progetto perverso, ha fatto sì che i deboli lavorassero di più, senza alcuna reale prospettiva di crescita o di emancipazione. L’idea che la crisi abbia scombinato la tradizionale assistenza offerta dallo Stato, costringendo l’Esecutivo a rivedere le politiche di welfare, non ha sfiorato neppure per un momento il nuovo asceta della sinistra pop. Il no all’austerità è chiaro, meno deciso è invece il sì all’Europa, argomento tabù in queste prime apparizioni pubbliche. Corbyn ha ribadito la volontà di dialogare con tutte le anime della sinistra, superando veti e opposte visioni per trovare un’intesa comune. Il timore di una scissione al centro si fa sempre più forte e l’impressione è che il segretario, assai popolare nella base laburista, abbia parecchie difficoltà a intercettare le preferenze dei moderati e i finanziamenti in vista delle future campagne elettorali. Intanto lui precisa di aver voluto citare molti poeti nel suo discorso per fare un ragionamento più filosofico che politico. Sorge spontanea la curiosità sull’opera letteraria che soppianterà il programma di governo.

Tax-ì. In Francia continua la mezza persecuzione giudiziaria ai danni dei manager della Uber. L’accusa è gravissima: aver istituito un sistema illecito nel settore dei trasporti, alterando la sostanziale rigidità del mercato. Roba da ghigliottina. Menomale che i francesi hanno un cuore d’oro e sono pronti a comminare la possibile condanna in una pena detentiva di appena due anni, da infliggere ai malcapitati Pierre Dimitri Gore Coty e Thibaud Simphal. Quant’è bella l’Unione della concorrenza!

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