L’ascensione di Pietro Grasso

L’uomo che fece carriera senza mai prendere un voto. Da magistrato a leader in pectore della Cosa Rossa: l’ambizione di “una riserva”

Pietro Grasso è stato eletto con il Porcellum. Come i suoi colleghi, non ha dovuto impegnarsi in un’estenuante campagna elettorale porta a porta per raccogliere le preferenze. In Italia da qualche tempo funziona così: il consenso si misura con l’Auditel.

Grasso è diventato presidente del Senato per accomodamento: un magistrato, esponente di spicco della società civile, poteva essere gradito ai 5 Stelle e Pier Luigi Bersani, allora segretario del PD, nella speranza d’intavolare una trattativa coi grillini pensò bene di offrirgli lo scranno più alto di Palazzo Madama. Gesto simbolico. Prese 137 voti, contro i 117 del forzista Schifani. Mediazione fallita ed elezione sul filo.

Ieri, a furor di popolo, Pietro Grasso è stato acclamato leader del listone “Liberi e Uguali”, neonata formazione alla sinistra del Pd. Con lui c’erano tutti: Bersani, D’Alema, Vendola, Bassolino, Speranza, Fratoianni, Civati. Contro di lui? Nessuno, candidatura bulgara.
Alla platea ha rivelato: il gruppo dem “mi aveva offerto seggi sicuri, mi hanno detto di fermarmi un giro, di fare la riserva della Repubblica. Mi dispiace questi calcoli non fanno per me”.
Non si direbbe.

[*Foto tratta da Twitter]

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.