Nonché il re: le mille primavere di Leoluca Orlando

Il sindaco di Palermo è stato confermato ancora una volta: in Sicilia il ricambio generazionale è un’utopia

Quando ero piccino, di fronte casa dei miei nonni, una mattina vidi un manifesto rosso e grigio raffigurante tre uomini senza volto. Ero un bambino, ma quei visi privi di lineamenti mi colpirono: sembravano cattivi. L’unico elemento distintivo, del resto, era un ghigno sinistro, senza occhi né naso: altro che l’uomo nero. Il marketing elettorale degli anni ’90 non era granché, ma a un “caruso” in fasce ancora sfuggiva il richiamo allegorico alla società civile. Il manifesto, ça va sans dire, era quello della Rete di Leoluca Orlando.

Qualche anno dopo, da adolescente, vissi con profondo disincanto la stagione del cuffarismo: l’idea che da un lato stessero delinquenti e malfattori e dall’altro uomini probi mi convinceva poco, anche perché avevo visto da vicino alcuni avanzi dell’Ars, di destra e sinistra, onorevoli solo sulla carta, poco presi dalla vita pubblica ma assuefatti dalla necessità di coltivare il sottobosco di governo. Lo facevano sfacciatamente innanzi ai giovani militanti di partito, giusto per educarli al malcostume e alla disillusione. Ricordo una brutta campagna elettorale, dai toni duri e con colpi sotto la cintura. Il logo del centro-sinistra unito, una specie di onda marina travolgente, ancora non lo sapevo ma sarebbe stato l’antesignano dello tsunami tour. Sopra spiccava un nome noto: Leoluca Orlando.

Oggi ho 30 anni, di acqua sotto i ponti ne è passata, ma il sindaco di Palermo sta sempre lì, sullo scranno più alto del capoluogo, regista dell’Anci isolana, reuccio senza scettro e sovrano di una monarchia pallida e priva di ambizioni. Il famigerato “tutto cambia perché nulla cambi”, eredità gattopardesca che ogni siculo tramanda alle nuove generazioni, è stato superato dagli eventi. Sull’immobilismo delle forze politiche, sull’incapacità d’intercettare i tempi esprimendo un ricambio generazionale, bisognerebbe riflettere seriamente. C’è una leva di siciliani cresciuta all’ombra di uomini mediocri, statisti della domenica, e se il M5S registrerà un successo alle prossime regionali, beh la colpa non sarà certo del populismo spiccio.

Nel microcosmo italiano regna sempre l’adagio delle forze laiche: non moriremo democristiani. A certe latitudini, nel profondo sud, prevalgono ancora logiche borboniche o para-feudali: un Orlando è per sempre.

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