L’idealista spregiudicato ed il cabaret greco

tsiprasTsipras ha il senso dell’ironia, almeno questo gli va riconosciuto. La crisi greca rischia di far sprofondare l’Eurozona nel baratro e il leader della sinistra ellenica parla d’idee rivoluzionarie, di come cambiare l’approccio politico ai problemi della società, di come far ripartire i paesi del Mediterraneo. Non sembra un uomo di Stato, ma un alto prelato della Chiesa ortodossa, un Nichi Vendola con la cotta. Per dirla con Giorgio Dell’Arti, “al fondo di questo argomentare così filosofico, c’è una realtà tipica: stanno cercando di non pagare“. Dal suo vocabolario sono ostracizzati termini quali “responsabilità” e “rispetto” nei confronti degli impegni precedentemente assunti: chi ha rappresentato il popolo greco sino a ieri, col beneplacito delle urne e quindi in piena legittimità, viene smentito con una semplice scrollatina di spalle, quasi che i debiti maturati fossero un problema dell’Ancien Régime.

Così il capo del Governo di Atene alza la posta e chiede alla Germania il pagamento puntuale dei debiti di guerra. Ennesima trovata esilarante dopo la proposta dei bond perpetui, bond con cui la Bce si sarebbe dovuta impegnare a corrispondere un tasso d’interesse annuo senza garantire mai la restituzione del capitale: sai che affare.

Intanto Tsipras cerca un santo a cui votarsi: flirta con Mosca ma parla con Washington e chiede al presidente Obama una mediazione per la causa ellenica. Scavalca, cioè, la struttura comunitaria ricollocandosi nel quadro dell’Alleanza Atlantica, quella stessa alleanza che è pronto a disfare qualora il paese non riuscisse a muoversi dall’attuale impasse. Per essere un idealista è alquanto spregiudicato. Mentre il premier greco gioca a Risiko sulla pelle dei concittadini, Alan Greenspan – ex presidente della Fed – vede l’unica soluzione possibile nell’uscita di Atene dal consesso europeo: “È solo una questione di tempo prima che tutti riconoscano che l’uscita è la strategia migliore” ha affermato l’economista statunitense. La sintesi migliore, però, la offre con un tweet Claudio Cerasa, neo-direttore del Foglio:

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