Lo schiaffo alla memoria

L’autore di “Arcipelago Gulag”, scomparso nel 2008, è finito nel mirino dei movimenti comunisti. Il leitmotiv è sempre lo stesso: nessuna pietà per i dissidenti

Povero Solženicyn, neppure da morto può riposare in pace. Una vita da intellettuale combattente, in prima linea contro il comunismo, e il risultato è questo: perseguitato anche da defunto.

Nella Russia di Vladimir Putin, una potenza che coltiva aspirazioni imperialiste in stile Guerra Fredda, gli Attivisti dell’Unione dei Giovani Comunisti Rivoluzionari (sic) si sono presi la briga d’imbrattare l’omonima via di Mosca dedicata alla memoria del letterato. Il pretesto, l’apposizione di una lapide commemorativa nella casa dove l’uomo fu arrestato, è servito per invocare la damnatio memoriae sulla sua figura. “Va dimenticato e buttato nella pattumiera della storia” hanno sentenziato gli zelanti eredi della tradizione stalinista, abituati ad alzare i toni e a invocare purghe.

Una crociata in linea con lo spirito dei tempi in un paese che ha sperimentato “riforme e trasparenza” per un breve arco della sua storia, salvo sposare una nuova forma di zarismo. E come in una foto d’epoca, quando i treni arrivavano in orario e il compagno Stachanov scandiva i ritmi del lavoro, la manifestazione degli indignati segue l’annuncio di Putin: il presidente correrà ancora una volta per la conquista del Cremlino. Lo ha ufficializzato lo stesso Putin, in una fabbrica di automobili a Nizhny Novorod, di fronte a centinaia di operai plaudenti, esaltati dalla presenza del leader e galvanizzati dalla buona novella.

Anche Solženicyn fece l’operaio. E il muratore. E il minatore. Era il 1950, a Ekibastuz, in Kazakistan. Campo speciale per prigionieri politici.

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