Brivido felino: perché Renzi non teme lo smacchia-giaguari

C’è qualcosa che non quadra nella posizione espressa dalla minoranza del Pd. No, non è la battaglia di principio: si può ben essere contro la modifica dell’articolo 18, senza per ciò essere anacronistici. Tutto sta a vedere come imposti la discussione, se t’ispiri ad un mercato del lavoro ingessato o declini nuovi scenari all’insegna della “flessibilità sostenibile”. Una cosa è certa: dopo la protesta viene la proposta. E un attimo prima della rottura devi necessariamente passare dall’aut aut.

Ora, quale sia il progetto formulato dalla vecchia guardia è un mistero. Se Bersani, Fassina, Bindi e gli altri bersaglieri dell’opposizione interna intendono bersani e renzifare la fronda contro Renzi, hanno i mezzi e gli strumenti per farlo. La dialettica in seno ad un partito comporta certi rischi. Da Palazzo Chigi obiettano: bisogna fare gli interessi della ditta. Ma è proprio la ditta ad essere messa in discussione in questo frangente. Che succede se alcuni soci vogliono ritirare il proprio capitale e vendere le azioni? La discussione cambia.

Qui si registra la schizofrenia della vecchia classe dirigente: perché la voglia di rompere i ponti con l’uomo forte di Firenze è una pulsione emotiva, non un progetto politico. Leggi tutto “Brivido felino: perché Renzi non teme lo smacchia-giaguari”

Thatcher tua e de tu nonno

Puntuale come l’allergia a primavera, ecco profilarsi all’orizzonte il monito dei sindacati sull’autunno caldo. Verrebbe da dire “ogni anno ce n’è una“, se da dieci anni a questa parte l’una in questione non fosse sempre la stessa: il famigerato articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, vessillo della lotta alle ingiustizie per i sindacati, ferro vecchio del secolo scorso per le imprese.

Prime Minister Margaret Thatcher At 10 Downing StreetCome ai tempi di Sergio Cofferati, la Cgil di Camusso riscopre la sua anima gagliarda: quella che vive con lo sguardo proiettato al passato, quella che rispolvera il mito della lotta di classe invocando una sinistra dura e pura, una forza politica in grado di rompere con i vezzi e gli orpelli del liberismo contemporaneo. Ed eccola la scomunica in salsa socialista: Matteo Renzi ha abiurato la missione sociale della sinistra storica, sposando le istanze confindustriali quasi fosse una Thatcher qualunque.

Una Thatcher qualunque? Ma benedetto il cielo, avercela avuta una lady di ferro in questo paese dal debito pubblico galoppante! Nella ruota della fortuna degli statisti, a noi sono toccati Andreotti e Fanfani, altro che la bottegaia dai modi bruschi. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Un dato per riflettere: il governatore della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, ha assegnato 150 nomine in 600 giorni. Praticamente un assunto ogni quattro dì: quasi una prescrizione medica. Leggi tutto “Thatcher tua e de tu nonno”

Boia chi molla la sedia: ogni intellettuale ha diritto al suo scranno

Non se ne può più. Adesso pure Curzio Maltese gioca a fare il rivoluzionario all’Europarlamento. Compagno a Bruxelles e reazionario a Roma, se è vero com’è vero che il buon Curzio non ha alcuna intenzione di lasciare il suo posto a Repubblica, esercitando una sorta di doppio mandato, da un lato statista e dall’altro critico delle istituzioni.

E’ sempre la stessa storia: come già con Barbara Spinelli prima di lui, la candidatura d’eccellenza – la famigerata battaglia di testimonianza – diventa repentinamente una professione, una vocazione ad occupare la poltrona.curzio maltese Perché parlar male della crisi, dire che i popoli non devono scontare le scelte sbagliate dell’alta finanza, è bello solo se hai un doppio stipendio che ti affranca dai bisogni che quella stessa crisi crea. Ci vorrebbe l’arte di Forattini per rappresentare questi intellettuali da salotto in vestaglia di cachemire, pronti a guidare il popolo con un buon cognac fra le mani.

Maltese è uomo simpatico, ha un piglio polemico che esercita con maestria: come sia potuto incorrere in una gaffe del genere è cosa che lascia perplessi. Perché se è legittimo esercitare il proprio diritto di rappresentanza, è deontologicamente discutibile pretendere di analizzare allo stesso tempo la politica interna o comunitaria del proprio Stato, vieppiù da sergente dell’informazione, da fustigatore accanito rispetto ai cattivi vezzi della politica nostrana. Leggi tutto “Boia chi molla la sedia: ogni intellettuale ha diritto al suo scranno”