Papà Boschi e il prezzo dell’inesperienza

La canea montata sul caso Rossi rivela, ancora una volta, la superficialità della classe dirigente grillina. Una sola domanda avrebbe potuto cambiare il corso di un’audizione

Si fa presto a dire onestà. Il problema è che questa, da sola, non basta. Servono competenze e un minimo di furbizia, o il rischio di fare cattiva figura diventa una ragionevole certezza.

Prendiamo il “caso Rossi” e la polemica ad alzo zero ingaggiata dal Movimento 5 Stelle.

Il procuratore capo di Arezzo è in una posizione scomoda. Stando ai grillini, in Commissione banche questi avrebbe “tutelato” Pier Luigi Boschi, padre della sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena, già indagato per falso in prospetto e ricorso abusivo al credito nella vicenda Banca Etruria. Come avrebbe fatto Rossi a proteggere Boschi senior? Semplicemente omettendo un fatto: l’iscrizione dello stesso nel registro degli indagati.

Il magistrato, su cui grava l’ombra di un conflitto d’interessi essendo stato consulente per gli affari giuridici di Palazzo Chigi prima sotto Letta e poi con Renzi, secondo i critici avrebbe aiutato il Partito Democratico nella polemica politica, non lesinando giudizi negativi sulle autorità di vigilanza e puntando l’indice, in particolare, contro la gestione del dossier Etruria da parte di Bankitalia.

La polemica è esplosa. Alessandro Di Battista ha detto che il procuratore ha la medesima autorevolezza dell’indagato e il “tuttiaccasa” è scattato manco fosse un riflesso pavloviano.

Peccato che Rossi, pur non essendo al di sopra di ogni sospetto, possa vantare a suo favore un’argomentazione quasi inoppugnabile: “ho risposto alle domande che mi sono state rivolte”.

Come ha avuto modo di chiarire nelle scorse ore, il magistrato ha replicato “senza alcuna reticenza né omissione”; ha chiarito “che l’esclusione di Boschi riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso, mentre per gli altri procedimenti ho precisato che ‘non essere imputati’ non significa ‘non essere indagati’. Null’altro mi è stato chiesto in merito”.

Versione confermata da Alessio Villarosa, esponente grillino in Commissione banche, lapidario nel liquidare la vicenda. Villarosa avrebbe potuto cambiare le sorti dell’audizione, sarebbe bastata una sola domanda, diretta e cruda: Pier Luigi Boschi risulta, allo stato attuale, indagato per qualsivoglia reato da parte della Procura? Un quesito legittimo, di pubblica rilevanza, rimbalzato sui network grillini ma non in sede istituzionale. Lì si è preferito l’uso del condizionale: “Boschi potrebbe essere indagato?” ha chiesto Villarosa. “Potrebbe”. Gioco, partita, incontro.

Ecco, il prezzo dell’uno vale uno.

*foto tratta dal profilo Twitter di @rainews

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