Più noiosi che incazzati: i barbari di Grillo sono dilettanti allo sbaraglio

Beppe_GrilloPrima li hanno trombati in maniera ecumenica, nascondendosi strumentalmente dietro il sarcofago di Rodotà. Poi li hanno tirati fuori dalla naftalina, giusto per mettere le castagne sul fuoco del Nazareno. La storia che lega i pentastelluti a Prodi e Bersani è la storia di un amore beffardo, buono per i paparazzi, utile a Signorini, postato con due o tre selfie scapigliati su Instagram. Neppure Winston Smith riuscirebbe a cancellare il ricordo stupido di questo sciagurato inizio di legislatura, quando gli uomini e le donne di Grillo – capitanati da Vito “Che” Crimi – rifiutarono qualsiasi compromesso proposto dallo smacchiatore di giaguari. Risultato? Un isolamento sostanziale, una cattività auto-imposta, che ha relegato i sanculotti all’amatriciana nell’inutilità politica. Come dire? Pensi a Casaleggio e ti viene uno sbadiglio.

Quelli onesti, quelli puri, quelli che dovevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno hanno preferito muoversi in Transatlantico a suon di strafalcioni, talora dando del boia al Capo dello Stato, talaltra occupando i banchi dell’Esecutivo. L’importante era essere social, “brevi e circoncisi”. Il risultato è una perenne psicosi da stato d’assedio, congiunta al vezzo di celebrare la propria diversità antropologica. Mentre tutti guardavano in tv l’ultimo discorso di Napolitano, nella notte del 31 loro smanettavano su internet per sentire il messaggio del Profeta ligure (sia lodato il suo nome).

E pazienza se dopo gli sfoghi su twitter la base si disperde al momento del voto; pazienza se il Meridione resta un’eterna promessa, laddove finisce a schifìo ogni tornata amministrativa; pazienza se in Parlamento, fra espulsi e fuoriusciti, sono ormai una trentina gli eletti che fanno ciao-ciao con la manina (venduti e fraciconi). Che gliene importa a loro, se poi possono beatamente godersi i soliloqui di Di Battista, se possono leggere con lui, in piazza, simultaneamente, la risposta a Renzi per il Quirinale. E smettiamola con questo vizio di andare in Parlamento per votare a scrutinio segreto il Presidente della Repubblica: è un torto al buon senso nell’era digitale. Meglio accedere su un fantomatico portale e pigiare col mouse il volto nuovo dell’Italia che verrà, riempiendosi la bocca di concetti vacui quali “trasparenza” e “partecipazione”. Questo è il profilo dei Cinque Stelle: né aggressivo né rivoluzionario, semplicemente patetico.

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