Alleati sulla carta: la Turchia si allontana da USA e UE

Con la benedizione di Putin, Erdogan si muove in autonomia nelle zone di guerra: la questione curda e la diffidenza verso l’Occidente

La Turchia schiererà le sue truppe nella parte nord-occidentale della Siria, a Idlib, in ossequio agli accordi internazionali stretti con la Russia per stabilizzare la regione.

Recep Tayyip Erdogan lo ha annunciato in un’intervista concessa alla Reuters spiegando come, nei prossimi giorni, i canali bilaterali con Mosca verranno riattivati per fare il punto della situazione sotto il profilo militare.

Una scelta, quella di Ankara, che conferma la distanza che ormai intercorre con gli alleati occidentali: la Turchia in Siria fa parte della coalizione di supporto degli Stati Uniti ed è un membro strategicamente centrale dell’Alleanza Atlantica, ma fin dalle prime luci del conflitto si è mossa con autonomia, da spettatrice interessata, senza lesinare doppiezze tattiche. 

L’attrito con Washington

I cordiali rapporti che al momento si registrano fra Donald Trump e i vertici dell’amministrazione turca non bastano a risolvere i punti di conflitto fra le parti.

L’estradizione di Fethullah Gülen, ritenuto responsabile del tentato golpe del 2016, non è stata avallata dal Governo americano, che anzi ha insistito sul piano diplomatico per arginare le purghe dell’Esecutivo alleato, perpetrate indistintamente ai danni di magistrati, burocrati, militari, docenti e giornalisti.

Washington, inoltre, vede nelle milizie curde dell’Ypg un importante partner strategico nella lotta all’Isis, mentre Ankara le ritiene un’estensione militare del Pkk (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan): una cellula siriana la cui sola esistenza rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale.


Come la vedono i turchi…


E proprio la questione curda torna a fare capolino nell’agenda parlamentare della potenza anatolica. Le istanze separatiste registrate nel nord dell’Iraq, con la decisione delle autorità curde di indire un referendum che suggelli l’indipendenza, saranno condannate con apposite sanzioni. Erdogan su questo non ha avuto esitazioni, avendo già concluso un vertice governativo da cui, però, non sono trapelate indiscrezioni sui programmi del raìs. Sabato, in Parlamento, l’Esecutivo dovrebbe rendere nota la sua posizione.

Le ruggini europee

Restano, poi, complessi i rapporti con l’Europa. Erdogan non ha modificato l’atteggiamento tenuto in campagna elettorale: la Turchia, continua a spiegare, ha atteso per oltre cinquant’anni l’ingresso nell’Unione, senza mai ricavare nulla dal processo, di là dalle promesse disattese. Adesso il paese non bussa più alle porte del Vecchio Continente, laddove i rapporti con Angela Merkel – leader de facto della Comunità –sembrano ormai irrimediabilmente compromessi.

Sui dissapori con Berlino, il presidente turco ha spiegato di non avere nulla contro la Germania, ma di avere molto da ridire sulle scelte compiute da alcuni funzionari tedeschi, scelte che avrebbero spinto la Cancelliera all’ultimo affronto mediatico: chiedere la fine del processo di adesione alla vigilia del voto tedesco.

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