Il terzo incomodo: Rubio (almeno per il momento) gongola

Le elezioni in Iowa segnano già le prime sorprese. Sanders ottiene una vittoria politica a scapito della Clinton, ma paradossalmente la sua candidatura esce ridimensionata. Trump scivola quasi al terzo posto, incalzato dal sosia Cruz e dal rivale Rubio. Quest’ultimo rappresenta la vera novità delle primarie americane. La sua sfida? Un conservatorismo moderato


Le elezioni in Iowa segnano già le prime sorprese. Sanders ottiene una vittoria politica a scapito della Clinton, ma paradossalmente la sua candidatura esce ridimensionata. Trump scivola quasi al terzo posto, incalzato dal sosia Cruz e dal rivale Rubio. Quest’ultimo rappresenta la vera novità delle primarie americane. La sua sfida? Un conservatorismo moderato

Hillary Clinton e John Kasich. I due nomi proposti dal New York Times per le primarie americane non sembrano aver scaldato il cuore dell’elettorato. Clinton, che pure partiva da una posizione di forza stante la popolarità di cui gode da tempi non sospetti, ha annaspato di fronte al socialismo cool di Bernie Sanders, inseguendo l’avversario con discorsi marcatamente liberal per non perdere terreno. La “fiducia e l’entusiasmo” del NYT per la sua candidatura restano sullo sfondo della battaglia politica: nell’Iowa Sanders aveva ottime chance di vittoria e il pareggio sostanziale che ne è venuto fuori rinvia i conti senza troppo complicare, in verità, i calcoli dell’ex first lady.

Nessun guizzo, invece, è arrivato dal governatore dell’Ohio: Kasich sarà anche l’unica scelta plausibile secondo il quotidiano della Grande Mela, ma il suo appeal presidenziale fra i repubblicani è pressoché inesistente. Questo vuol dire che il Gop ha mutato antropologicamente i suoi tratti distintivi sposando definitivamente l’estremismo di Trump? A sorpresa possiamo dire di no. L’aggressiva campagna mediatica del miliardario si è infranta su un duplice scoglio: da un lato Ted Cruz, supportato dal movimento evangelico, ha prevalso nel caucus di ieri; dall’altro Marco Rubio – terzo classificato – ha conquistato la scena pubblica.

Il primo, come ricorda il Post, è un candidato abbastanza radicale: “si oppone duramente ai matrimoni gay, alla possibilità di abortire per le donne, a qualsiasi forma di controllo delle armi, alla riforma sanitaria approvata da Obama, a qualsiasi ipotesi di tasse sui ricchi, al rilassamento delle norme sull’immigrazione e alla legalizzazione della marijuana, tra le altre cose. Le sue idee di politica estera sono piuttosto isolazioniste, anche se ha minacciato di voler «bombardare a tappeto» l’ISIS. Si è parlato molto negli ultimi mesi della proposta di Donald Trump di vietare l’ingresso nel paese ai musulmani; si è parlato meno di quella di Ted Cruz di permettere l’ingresso nel paese solo ai cristiani”.

Montgomery Burns nelle inedite vesti di Donald Trump
Montgomery Burns nelle inedite vesti di Donald Trump

In lui non manca la propensione al populismo, con un ricorso sistematico al manicheismo di maniera: se i repubblicani rappresentano la parte virtuosa del paese, i democratici spesso portano problemi; se chi produce sa quali sono i punti di forza dell’economia a stelle e strisce, gli intellettuali finiscono per forzare il sistema innescando crisi depressive; e ancora se il popolo sa perfettamente come un Governo dovrebbe amministrare la cosa pubblica, i rappresentanti a Washington invece cincischiano. Amenità. Trump sembra incarnare la reazione scostumata della destra profonda (con comizi che somigliano sempre più a spettacoli di cabaret), Cruz non lesina ammiccamenti degni di un Guglielmo Giannini d’oltreoceano.

Rubio, invece, rappresenta la speranza cui si aggrappa il conservatorismo moderato: ha ottenuto fra i 6 e gli 8 punti percentuali in più rispetto alle attese, tallonando mr. Donald e uscendo dal limbo delle meteore passeggere. Un trionfo inaspettato? Non esattamente. National Review ha rivelato come il suo entourage abbia volutamente tenuto un basso profilo nei giorni passati, a dispetto delle rilevazioni incoraggianti ricevute dagli istituti demoscopici. La sua affermazione era talmente certa che Rubio, incassato l’esito finale, è stato il primo a esternare pubblicamente il proprio ringraziamento ai supporters dell’Iowa, con un discorso già preparato. E la sua vittoria vale doppio, perché lo Stato chiamato alle urne non rappresenta di certo un feudo facile da espugnare per chi, all’interno del Gop, non rivendica posizioni dure o ortodosse.

Rispetto agli altri contendenti centristi (Kasich per l’appunto, Bush e Christie), Rubio ha al suo attivo migliori performance dialettiche e la capacità di riconciliare le diverse anime del partito. Inoltre non ha mai sparato missili terra-aria contro Fox News, la corazzata per eccellenza dei repubblicani.

Occhio però a non esasperare il primo riscontro: in New Hampshire la partita sarà assai diversa e Jeb Bush, in particolare, potrebbe risalire la china sottraendo consensi e visibilità all’avvocato di Miami. Cruz, finora, ha considerato quella realtà una causa persa, ma sulla scorta dell’entusiasmo non è dato sapere se i suoi sforzi si concentreranno su Concord o se prevarrà una strategia di lungo respiro, con un’oculata destinazione delle risorse economiche verso il South Carolina.

Sanders e Clinton visti da DonkeyHotey
Sanders e Clinton visti da DonkeyHotey

In generale, cercando di concentrarci sulla luna e non sul dito e quindi volgendo il nostro sguardo ai trend più che alle cronache di giornata, possiamo certamente registrare alcuni fattori. L’elettorato repubblicano sembra essersi stancato dei vecchi schemi concettuali e chiede agli aspiranti leader “nuove idee e approcci diversi” alla politica americana. L’esperienza viene messa da parte come un elemento secondario, valore – questo – che invece è ancora percepito come fondamentale sul versante opposto, laddove un elettore su due tiene in grossa considerazione il curriculum di chi vuol guidare la Casa Bianca. Questo da un lato testimonia la forza della Clinton, dall’altro giustifica l’ascesa di Trump e Cruz.

Se però l’asinello portasse in sella Sanders, se cioè le aspirazioni di Clinton fossero destinate a finire nel dimenticatoio con una contestuale ascesa dei populisti sul fronte conservatore, occhio al duello fra opposti estremismi: in quel caso l’ascesa di un outsider (Bloomberg?) potrebbe scompaginare le carte in virtù della forza centripeta del sistema.

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