Ti spezzo le ali. Ryanair chiude due scali per il rincaro delle tasse

Un aumento delle tasse aeroportuali del 40% ha mandato la compagnia aerea irlandese su tutte le furie: i fondi serviranno a pagare la cassa integrazione degli ex piloti dell’Alitalia. Durissima la reazione di Ryanair: 631 licenziamenti e 16 rotte in meno, tutte nel Mezzogiorno. La low cost presenta il conto al Governo che non si è ancora liberato da quell’antico e odioso vizio di condizionare in maniera malsana il mercato


Un aumento delle tasse aeroportuali del 40% ha mandato la compagnia aerea irlandese su tutte le furie: i fondi serviranno a pagare la cassa integrazione degli ex piloti dell’Alitalia. Durissima la reazione di Ryanair: 631 licenziamenti e 16 rotte in meno, tutte nel Mezzogiorno. La low cost presenta il conto al Governo che non si è ancora liberato da quell’antico e odioso vizio di condizionare in maniera malsana il mercato

Il peso eccessivo della pressione fiscale in Italia è un problema che non riguarda soltanto il popolo delle partite Iva, quei piccoli e medi imprenditori che spesso eludono i controlli dello Stato per evitare il fallimento: esso colpisce indistintamente ogni attore economico determinato a investire tempo e risorse in questo mercato. Ryanair non fa eccezione: la compagnia aerea irlandese, che ormai da tempo ha conquistato un’ampia platea di clienti grazie alle basse tariffe garantite all’utenza, ha deciso di porre un freno alle proprie attività, per rappresaglia contro uno Stato ritenuto invadente e miope.

Il vettore aereo ha infatti annunciato la volontà di sopprimere, da ottobre, 16 rotte, con un contestuale taglio di 631 posti di lavoro. Una mannaia che si abbatterà principalmente sulla martoriata economia meridionale: sulla Sardegna (Alghero), sulla Calabria (Crotone) e sull’Abruzzo (Pescara), terre di scali secondari lontani dai grandi terminal di Fiumicino e Malpensa.

E’ una scelta di mercato piuttosto azzardata secondo alcuni osservatori, ma sotto il profilo strategico-aziendale la decisione assunta rappresenta un messaggio lineare indirizzato al Governo romano: la compagnia è disposta a sacrificare 800.000 clienti sull’altare dell’interesse di lungo periodo, contestando apertamente la scelta dell’Esecutivo di aumentare le tasse aeroportuali di 2,50 euro (+40%).

Qui bisogna entrare nel dettaglio: di là dall’onere, è l’arbitrarietà rivendicata dal Governo a spaventare la compagnia irlandese, vieppiù considerando che i traffici della società si reggono sostanzialmente sui rapporti contrattuali sviluppati con gli aeroporti locali. Scegliere mete alternative ai grandi centri – prediligere Bergamo a Milano, per intendersi – è un tratto distintivo dell’offerta Ryanair e corrisponde, in prospettiva, alle speranze di sviluppo coltivate dagli stessi territori interessati, normalmente relegati a zone periferiche delle grandi metropoli. E’ un circuito positivo che coinvolge tutti i protagonisti, sostiene Ryanair.

Del resto, come rilevava Andrea Giurigicin nel 2012, “a Bergamo nessun politico aveva previsto che lo scalo di Orio al Serio diventasse il quarto per importanza in Italia nel giro di meno di 10 anni dall’entrata impetuosa delle low cost. Molto spesso i politici amano fare piani ‘aeroportuali’ o di ‘trasporto’ che non hanno nulla che vedere con il mercato. Ryanair è una compagnia di mercato che cerca di sfruttare le occasioni laddove si presentano. Come nel caso dei sussidi da parte degli aeroporti regionali“. Occasioni benedette, se è vero che – stando al programma a suo tempo dettato del Governo Prodi – lo scalo bergamasco doveva trasformarsi in aeroporto secondario, col divieto tassativo di effettuare voli internazionali.

Matteo Renzi scende dall'Air Force italiano
Matteo Renzi scende dall’Air Force italiano

Torniamo all’oggi, perché la prova di forza che ne è venuta fuori ha una sua razionalità: il direttore commerciale David O’Brien rivendica le scelte compiute nell’interesse stesso del Belpaese. La stretta voluta dall’Esecutivo viene giudicata irrazionale dai vertici della società: Roma, per racimolare pochi milioni di euro, va allo scontro coi vettori che garantiscono all’Italia una resa turistica sicura, assai maggiore rispetto a quella fornita dalla vecchia compagnia di bandiera. E qui casca l’asino: perché se le anticipazioni offerte corrispondono a verità, ciò che ha procurato profonda irritazione è la destinazione riservata ai fondi in questione. Sì, perché i soldi recuperati da Ryanair serviranno in realtà a garantire il fondo per la cassa integrazione degli ex piloti di Alitalia. Una beffa oltre il danno, un’anomalia sgradita agli irlandesi che ha determinato la rottura.

Siamo al muro contro muro? E’ presto per dirlo. Formalmente il ministro competente, Graziano Delrio, non si è pronunciato sui tagli ventilati dalla compagnia e anche l’Enac ha tenuto, almeno sino a questo momento, un prudenziale silenzio. La stessa Ryanair, poi, ha promesso nuove rotte: romane (Praga, Sofia, Lanzarote, Norimberga) e lombarde (Amburgo, Bristol, Bruxelles, Bucarest, Catania, Danzica, Gran Canaria, Lanzarote, Madrid, Malaga, Manchester, Norimberga, Praga, Santiago, Sofia, Timisoara, Vilnius e Varsavia). Certo è che in termini di concorrenza l’immagine dello Stivale non ne esce rafforzata, confermando un vecchio adagio ormai dimenticato dalla classe dirigente: se con un livello di pressione fiscale esorbitante aumenti le tasse per recuperare liquidità, perdi sia quanto contavi di avere in cassa sia la reputazione. Bell’affare, no?

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