Siria, il peggio è passato. I guai del Brasile e i magistrati indiani

Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite
Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite

L’arcobaleno in Siria. Possiamo tirare un sospiro di sollievo. Tutti. Eravamo preoccupati per la crisi a Damasco, per la repressione brutale attuata da Assad e contrastata soltanto dall’assai più cruenta avanzata degli uomini del Califfo. Eravamo spaventati dalla prospettiva di essere invasi da un esercito di profughi, uomini e donne disperati che tentano di sfuggire a una barbarie sanguinaria. Eravamo annichiliti dal bilancio nero: 250mila morti per una guerra mai dichiarata e 4 milioni di persone disposte a fare fagotto in cerca di fortuna. Adesso è tutto passato, davvero possiamo sorridere, organizzare un aperitivo al bar e gridare al pericolo scampato. L’Onu, infatti, manderà il proprio inviato, Staffan de Mistura, a creare in loco “gruppi di lavoro per la sicurezza, la situazione militare, la riconciliazione, lo sviluppo, le infrastrutture, le questioni politiche e costituzionali“. C’abbiamo messo un po’, ma alla fine col dialogo tutto si risolve. Così anche i direttori dei quotidiani liberal sono contenti. Lo ha detto Ban Ki-moon, dovete crederci.

Frontiere socchiuse. L’idea di accogliere soltanto i profughi cristiani inizia a prender quota anche nel Vecchio Continente. Nella laicissima Francia diversi sindaci di destra hanno espresso il proprio veto nei confronti del piano d’accoglienza ratificato da Hollande e destinato a concedere l’accoglienza a 24.000 rifugiati. Il timore di una penetrazione sottotraccia delle cellule terroriste spaventa una corposa pattuglia di primi cittadini, con buona pace dell’intesa raggiunta dall’Eliseo con il Cancelliere Angela Merkel. Su posizioni diametralmente opposte, all’interno del dibattito italiano, il radicale Marco Cappato, sostenitore in prospettiva della politica “open borders” da perseguire nel tempo con misure idonee, prime fra tutte quelle di carattere economico: “La liberalizzazione degli scambi commerciali è importante per riequilibrare almeno in parte le differenze di salario tra paesi ricchi e poveri. La cooperazione internazionale dovrebbe essere rilanciata non solo attraverso progetti di sostegno economico, ma – conclude Cappato – soprattutto attraverso azioni volte a rafforzare la certezza del diritto e la capacità delle persone di comportarsi da cittadini, cioè quella ‘transizione allo stato di diritto’ e affermazione del ‘diritto alla conoscenza’ che il Partito radicale propone in sede di Nazioni Unite“.

Bella ciao. La coalizione transnazionale socialista che guidava il Sud-America sta per sbaraccare. Morto Kirchner, trapassato Chavez, archiviato Castro, fallita l’Argentina, dissipato il patrimonio economico venezuelano, anche il Brasile del duo Lula-Rouseff ha accusato il colpo. La Standard & Poor’s ha declassato il debito verdeoro a BB+, una mezza immondizia campana. Il deficit e la spesa pubblica galoppano, mentre la corruzione dilaga, prova ne sia lo scandalo Petrolão che ha funestato l’immagine del Partito dei Lavoratori. L’Esecutivo vira su politiche di austerità, ma potrebbe essere tardi per riprendere il percorso di crescita.

Il World Trade Center di New York
Il World Trade Center di New York
Cenni storici sull'11 settembre
1972: Si chiudono le Olimpiadi di Monaco di Baviera, quelle in cui morirono gli atleti israeliani.
1973: Pinochet conquista il potere con un colpo di Stato in Cile.
2001: Al Qaeda abbatte le Torri Gemelle e colpisce il Pentagono.

Il vicino del Nord. Le primarie repubblicane iniziano ad infiammarsi: Jeb Bush ha finalmente avuto un sussulto di lucidità e ha annunciato l’intenzione di ridurre vertiginosamente le tasse. Il tetto massimo d’imposta sull’individuo dovrebbe passare dal 39,6% attuale al 28%,  quello per le imprese dal 35 al 20%. Così facendo, secondo l’ultimo rampollo della dinastia texana, il paese dovrebbe tornare a ritmi di crescita vicini al 4%. Una proiezione ottimistica secondo diversi analisti, che però intanto torna utile contro lo spauracchio Trump.

Moriremo all’opposizione. Domani sapremo se il Partito Laburista inglese avrà la possibilità di concorrere alle prossime elezioni o se è destinato a restare minoranza per il prossimo decennio. Sapremo se la sinistra made in UK potrà affrontare i nodi della società globalizzata o se tornerà alla carica col mito dei favolosi anni ’80, scagliandosi contro le politiche della signora Thatcher, che nel frattempo è morta. Sapremo se Jeremy Corbyn, questa sorta di Mario Capanna dadaista, conquisterà il movimento col proprio furore ideologico, se davvero la tentazione suicida dei massimalisti consegnerà il patrimonio di Blair nelle mani di un 66enne più vicino ad Hamas che agli Stati Uniti. Sapremo tutto questo, nostro malgrado.

Santa Marò. I pubblici ministeri indiani hanno un modo di fare curioso: dovevano produrre, innanzi al Tribunale del Mare di Amburgo, la pistola fumante che avrebbe dimostrato l’indubbia colpevolezza di Girone e La Torre, i due marò finiti nel mirino della giustizia di Nuova Delhi. Dai documenti offerti, però, emergerebbe una clamorosa anomalia: i proiettili che hanno ucciso i pescatori indiani sarebbero diversi rispetto a quelli assegnati in dotazione ai militari italiani. Chissà se in India hanno la responsabilità civile dei magistrati…

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