Sorpasso a destra: così Berlusconi può vincere in Sicilia

La Sicilia è un banco di prova. Il centro-sinistra si divide e il M5S resta al palo nei piccoli comuni: Nello Musumeci prova a conquistare l’isola

Il primo pedaggio al ticket sovranista è stato versato. Forza Italia, per le prossime elezioni siciliane, non schiererà un proprio candidato alla presidenza ma farà convergere i voti sul profilo di Nello Musumeci, già esponente del Movimento Sociale, poi transitato nella Destra di Storace e ora alla guida del movimento civico Diventerà Bellissima. Sfuma, pertanto, la candidatura di Gaetano Armao, uomo gradito a Berlusconi e sponsorizzato dal deus ex machina del partito nell’isola, Gianfranco Miccichè. La decisione sarà ufficializzata nelle prossime ore ed è il preludio a una tornata elettorale che si annuncia particolarmente intensa.

Pd in frantumi: la fine di un’era

Il centro-sinistra, reduce dagli sfaceli prodotti dal governatore uscente Rosario Crocetta, si presenterà ai nastri di partenza con tre candidature forti: il presidente in carica, per nulla rassegnato al passaggio di testimone a dispetto dei sondaggi e di una maggioranza logorata dalle lotte intestine; il rettore di Palermo, Fabrizio Micari, che cercherà consensi trasversali presentandosi come esponente della società civile; e Claudio Fava, già candidato di Sel alle scorse amministrative, adesso pronto a girare la Sicilia sotto le bandiere di Mdp. Se questi fossero gli equilibri finali, tutto lascia presumere che la corsa per Palazzo d’Orleans sarà appannaggio degli altri concorrenti: la polverizzazione dell’asse riformista in un sistema tripolare premia inevitabilmente gli altri blocchi. Nello Musumeci e Giancarlo Cancelleri ringraziano, e non c’è maggioritario o proporzionale che tenga.

Lo scarso radicamento dei grillini

Quest’ultimo è l’uomo scelto dal M5S per riscattare l’isola: da quando Beppe Grillo attraversò lo Stretto di Messina a nuoto, i pentastellati hanno lavorato per costruire un’alternativa credibile attorno alla sua figura. Non a caso Luigi Di Maio, frontman in Transatlantico, e Alessandro Di Battista hanno battuto in lungo e largo i piccoli comuni dell’isola, in un tour che è proseguito a fari spenti per tutto il mese di agosto. Ma per quale ragione il M5S ha preferito le periferie alle metropoli isolane? Perché organizzare eventi a Patti o Mazzara e non a Palermo o Catania? Il ragionamento è algebrico.

Grillo e i suoi pescano preferenze nei grandi centri urbani, beneficiando del voto di protesta che anima un antiparlamentarismo diffuso; nelle realtà con meno di 30.000 abitanti, dove i rapporti personali valgono di più dei massimi sistemi, il 5S arranca e ha perfino difficoltà a trovare candidati sul territorio. Poiché l’isola è composta da tanti piccoli centri e da poche vere metropoli, la presidenza è a rischio, a dispetto dei sondaggi romani. Per queste ragioni Di Maio e Di Battista hanno diffuso il verbo grillino nelle località meno in vista, persuadendo Miccichè e Berlusconi della necessità di fare un passo indietro pur di trovare un’intesa con Salvini e Meloni.

Berlusconi vince, Renzi si defila

Il centrodestra compatto parte in pole nonostante le Cassandre alfaniane e la politica dei due forni del ministro degli Esteri. Abbandonata la componente centrista al suo destino, Forza Italia entra in nuovo risiko. Se Musumeci vince, Berlusconi può rivendicare il successo su scala nazionale; se Musumeci perde, Berlusconi può puntare l’indice contro gli alleati e pretendere la leadership della coalizione. Al netto di qualsiasi risultato, l’incasso per l’anno venturo è certo.

Matteo Renzi, intanto, resta distante anni luce dagli equilibri di potere palermitani: sa già che sarà uno stillicidio. La sua assenza in campagna elettorale è quasi una certezza.

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