L’impero rinato: Putin è il nuovo Cesare?

Il 26 dicembre del 1991 l’Unione Sovietica si dissolse in quindici Stati. Ma è davvero tramontato quel modello politico?

Venticinque anni fa l’Unione Sovietica si scioglieva come neve al sole. La bandiera con la falce e il martello veniva ammainata, sostituita da un drappo con tre strisce orizzontali sovrapposte, una bianca, una blu e una rossa. Erano gli albori della federazione russa, una realtà che avrebbe dovuto esercitare la propria leadership per disinnescare la minaccia della guerra fredda, dando così piena sostanza al principio della distensione (fu in quell’occasione che Fukuyama predisse infelicemente la “fine della storia”).

Un quarto di secolo dopo, Mosca guarda al contesto internazionale con rinnovata fiducia, come un’araba fenice risorta dalle proprie ceneri imperiali. La leadership politica del paese è saldamente nelle mani di Vladimir Putin, tattico e stratega d’alto profilo, capace d’incunearsi nei vuoti di potere lasciati dalla superpotenza americana (thank you Mr. Obama) per rivendicare margini di manovra da pari grado. Leggi tutto “L’impero rinato: Putin è il nuovo Cesare?”

Il destino dei curdi fra Usa e Turchia

Le mosse della Turchia di Erdogan in Siria vincolano la presidenza Obama. L’Isis è un nemico secondario: per Ankara la vera guerra è col Kurdistan

Le mosse di Erdogan in Siria vincolano la presidenza Obama. L’Isis è un nemico secondario: per Ankara la vera guerra è col Kurdistan

L’operazione “Scudo dell’Eufrate“, avviata dalla Turchia lo scorso 23 agosto, ha mostrato nitidamente due elementi da cui non si potrà prescindere nella definizione del futuro equilibrio regionale.

1) Il paese non accetterà mai l’esistenza di un Kurdistan autonomo ai propri confini, ritenuto una minaccia potenziale alla stabilità della Repubblica in funzione dei legami tenuti dall’Ypg, l’Unità di Protezione Popolare curda che opera nel nord della Siria, col Pkk, l’organizzazione paramilitare fondata nel 1978 da Abdullah Öcalan e dichiarata fuori legge in Turchia per via dei numerosi attentati organizzati nel sud-est del paese.

2) La forza adoperata da Ankara sul territorio siriano rivela quanto le autorità militari nazionali fossero “distratte” in passato, quando lungo la medesima striscia di terra imperversavano tranquillamente i miliziani dell’Isis. La connivenza politica che si era creata, in un dato momento temporale, fra Erdogan e gli islamisti, un insano connubio in chiave anti-Assad denunciato dall’ex direttore di Cumhuriyet Can Dündar, è un dato difficilmente opinabile a questo punto, al netto del rinnovato impegno profuso nell’ultimo mese dallo Stato turco contro ogni terrorismo, curdo, gülenista o integralista islamico. Leggi tutto “Il destino dei curdi fra Usa e Turchia”

L’abbraccio dello Zar: perché la Turchia guarda alla Russia

Superate le tensioni dei mesi scorsi, Erdogan e Putin pensano di sfruttare il disgelo diplomatico fra i due paesi in chiave anti-americana. La possibile alleanza è però estremamente precaria…

La crescita economica impetuosa registrata dalla Turchia negli anni di potere dell’Akp pone un problema all’orizzonte: Ankara, nel contesto regionale, quale ruolo può assolvere e per conto di chi?

Ruota attorno a questa domanda inespressa, verosimilmente, il futuro delle relazioni diplomatiche fra le cancellerie occidentali e gli emissari di Erdogan. Perché la Turchia invoca da tempo uno spazio su cui esercitare la propria egemonia, non senza ragioni.

George Friedman – scienziato politico statunitense apprezzato soprattutto negli ambienti repubblicani e fondatore dell’agenzia d’intelligence Stratfor – ha scattato un’istantanea dei rapporti di forza su base regionale, sottolineando come soltanto tre Stati, almeno sul piano teorico, possano competere con la Turchia per la leadership nell’area:

  • l’Arabia Saudita, il cui potere dipende eccessivamente dalle fluttuazioni del prezzo del petrolio;
  • l’Iran, la cui forza militare lascia perplessi gli osservatori atlantici;
  • e Israele, costretta nelle sue ambizioni dalle limitate dimensioni geografiche dello Stato ebraico, dimensioni che le impediscono di proiettare la propria potenza di là dal vicinato.

Soltanto Ankara, carte alla mano, vanterebbe il mix di potere politico, economico e militare per assurgere al ruolo di potenza regionale. Del resto, rammenta Friedman guardando la cartina, “per oltre mezzo millennio, fatta eccezione per il periodo dopo la Prima Guerra mondiale, la Turchia è stata la potenza dominante”. Leggi tutto “L’abbraccio dello Zar: perché la Turchia guarda alla Russia”